Il nuovo libro dei due maggiori esperti mondiali, Hallowell e Ratey, propone di trasformare le difficoltà in superpoteri e il libro arriva ora anche in Italia
Un approccio innovativo per comprendere e gestire l’ADHD arriva in Italia, grazie alla nuova guida di due luminari della psichiatria che propone di sfruttare le potenzialità del cervello neurodivergente.
Un’epoca di nuove comprensioni si apre per chi vive con l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), una condizione che in Italia interessa oltre due milioni di persone, spesso non diagnosticata in età adulta. A cambiare la prospettiva è il libro “ADHD – Il potere del cervello neurodivergente” di Edward M. Hallowell e John J. Ratey, due psichiatri di fama mondiale e, a loro volta, neurodivergenti.
Storicamente considerato un problema prevalentemente infantile, l’ADHD è oggi riconosciuto anche nella popolazione adulta, ma l’approccio tradizionale si è spesso concentrato sulla “riparazione” piuttosto che sulla valorizzazione. I due autori propongono un cambio di paradigma radicale, sostenendo che una persona con ADHD “ha la potenza di un motore Ferrari ma i freni di una bicicletta“. La loro guida, mescolando neuroscienze, sport, nutrizione e relazioni umane, illustra come imparare a regolare “i propri freni” per trasformare l’impulsività in creatività e la distrazione in pensiero originale, liberando così il vero potenziale del cervello neurodivergente.
Questa prospettiva rivoluzionaria è già stata abbracciata da figure di spicco come la ginnasta Simone Biles, che in una dichiarazione riportata nel testo afferma: “Avere l’ADHD e prendere medicine per questo non è nulla di cui vergognarsi né qualcosa che temo di far sapere alle persone“. Il libro, descritto come un manuale di riferimento, offre strategie pratiche per prosperare dall’infanzia all’età adulta, segnando un passo avanti nella comprensione e nel trattamento delle neurodivergenze.
John J. Ratey, professore associato di psichiatria ad Harvard, e Edward M. Hallowell, autore bestseller che ha insegnato per oltre vent’anni nella stessa università, sono considerati pionieri nella ricerca sull’ADHD.
La loro opera del 1992, Driven to Distraction, ha gettato le basi per la comprensione globale di questo fenomeno. Il loro nuovo lavoro si presenta come l’evoluzione di una ricerca decennale, offrendo strumenti concreti per trasformare quella che la società ha a lungo considerato una debolezza in una fonte di forza e originalità.





