Uno studio pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics apre nuove prospettive sulla nostra comprensione della formazione ed evoluzione dinamica delle popolazioni stellari multiple negli ammassi globulari
Uno studio pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” ha aperto nuove frontiere nella nostra comprensione degli ammassi globulari, strutture celesti tra le più affascinanti e misteriose dell’universo. Grazie al contributo di un team internazionale di ricercatori provenienti dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dall’Università degli Studi di Bologna e dall’Università dell’Indiana, è stata condotta la prima analisi cinematica tridimensionale su 16 ammassi globulari della nostra galassia.
Emanuele Dalessandro, ricercatore dell’INAF di Bologna e primo autore dello studio, ha coordinato un lavoro di ricerca che ha portato a scoperte significative sui meccanismi di formazione e sulla storia evolutiva di questi conglomerati stellari. Attraverso osservazioni e simulazioni avanzate, il gruppo ha identificato molteplici eventi di formazione stellare all’interno degli ammassi, mettendo in luce differenze sostanziali nelle traiettorie evolutive.

Gli ammassi globulari, agglomerati sferici di stelle estremamente densi, sono tra i sistemi più antichi conosciuti, risalenti fino a 13 miliardi di anni fa. Questi “fossili viventi” dell’universo offrono una finestra unica sulle prime fasi di formazione delle galassie. La loro composizione include stelle di diverse popolazioni, alcune delle quali mostrano una chimica stellare insolita con abbondanze elevate di elementi leggeri come elio, ossigeno e sodio.
I risultati dello studio evidenziano che le stelle all’interno di questi ammassi si muovono in modo diverso a seconda della loro composizione chimica. Queste differenze nella cinematica, come la velocità di rotazione e la distribuzione delle orbite, sono cruciali per comprendere i processi fisici che hanno guidato l’evoluzione di tali strutture colossali.

Mario Cadelano, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e coautore dello studio, ha sottolineato l’importanza di questi nuovi dati per il campo dell’astrofisica. Le informazioni acquisite, ottenute combinando i dati del telescopio spaziale Gaia dell’ESA e del telescopio VLT dell’ESO, hanno permesso di costruire un modello dettagliato del movimento tridimensionale delle stelle, offrendo una prospettiva senza precedenti sulla dinamica interna degli ammassi globulari.
Questa ricerca non solo arricchisce la nostra conoscenza sulle origini e l’evoluzione degli ammassi globulari, ma contribuisce anche a validare i modelli cosmologici attuali. L’approfondimento dei meccanismi alla base della loro formazione continua a essere un tema di grande rilevanza scientifica, con implicazioni dirette sulla comprensione dell’arricchimento chimico e dell’evoluzione delle galassie nel corso delle ere cosmiche.




