L'acqua costa sempre di più. E il servizio rispecchia lo stato dell'Italia: ''Al nord si investe, al sud la rete e' un colabrodo e al centro le tariffe medie sono elevate''.
In un anno una famiglia sostiene in media una spesa di 253 euro per il servizio idrico integrato.
La spesa e' salita fino al 30% in più a Salerno e Benevento e al 20% a Parma, mentre la media di aumento del Paese e' stata del 5,4% nell'ultimo anno. La Toscana e' la regione più cara, mentre rispetto ai parametri di potabilità ci sono otto regioni in deroga di cui sei al centro-nord.
Sono questi i dati di una recente indagine dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva sui costi e la qualità del servizio idrico in Italia. Aumenti a due cifre per 15 citta': si parte dalla Campania (+34,3% a Salerno, +31,9% a Benevento) per arrivare in Emilia Romagna (+21,4% a Parma) passando per Basilicata (+16,1% a Potenza e Matera), Veneto (+16,3% a Padova), Lombardia (+15,9 a Lodi), Piemonte (+14,5% a Verbania), Marche (+14,4%, a Urbino) e Friuli (+12,1% Gorizia). In generale, gli incrementi si sono registrati in 68 capoluoghi, e, secondo i dati forniti dall'Istat, da gennaio 2000 a luglio 2009 l'aumento e' stato del 47%.
La Toscana e' la regione con le tariffe più alte, con sette tra le prime dieci città in cui l'acqua costa più cara. Ma, riferisce Cittadinanzattiva, costi più elevati della media nazionale si riscontrano anche in Puglia, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Basilicata e in Sicilia, dove per esempio tra Agrigento, la città più cara d'Italia con 445 euro, e Catania intercorre una differenza di 258 euro. Per quanto riguarda il consumo domestico, sono previste anche delle deroghe, concesse dal ministero del Welfare, di cui hanno usufruito 13 regioni negli ultimi sette anni.
Ora, sono otto le regioni in deroga (Lazio, Lombardia, Piemonte, Trentino, Umbria, Toscana, Campania, Puglia), per un totale di sette parametri 'fuorilegge': arsenico, boro, cloriti, fluoro, selenio, trialometani e vanadio. Il Lazio e' la regione con il maggior numero di amministrazioni comunali interessate da deroghe, 84 (nel 2006 erano 37) per cinque parametri, cui segue la Toscana con 21 comuni (ma nel 2008 erano 69 e nel 2005 addirittura 92) e tre parametri.
''Il settore idrico -
osserva Teresa Petrangolini, segretario generale di
Cittadinanzattiva - puo' essere preso a paradigma
delle tante facce dell'Italia: al nord si investe di
piu' e le tariffe sono mediamente piu' basse, cosi'
come la dispersione, al sud invece non si investe,
la rete e' un colabrodo, e anche se i parametri di
potabilita' sono migliori che al Nord, le continue
interruzioni del servizio in molti casi non
favoriscono il consumo dell'acqua di rubinetto. Al
centro ci sono le tariffe medie piu' elevate''.


