La missione AGILE ha misurato dei "super-lampi" che emettono una radiazione gamma di alta energia. Questi, sono prodotti da fenomeni atmosferici rivelati soprattutto nella fascia tropicale.
I lampi di raggi gamma sono un fenomeno dell’universo rimasto a lungo misterioso e data la loro imponente energia notevolmente studiato per cui oggi si sa che sono legati anche ai buchi neri.
«Ma ora i rilevatori del satellite Agile hanno mostrato che flash di lampi gamma brillano anche sulla Terra, spiega Marco Tavani dell’Inaf alla guida delle indagini come responsabile scientifico. «I suoi occhi scandagliano la fascia intorno all’Equatore tra i 15 gradi di latitudine a nord e a sud proprio in concomitanza di eventi meteorologici di elevata intensità.
I lampi normali hanno una differenza di potenziale di 500 mila volt, questi lampi gamma arrivano a 500 milioni di volt; quindi si può immaginare la potenza in gioco e i possibili effetti». La loro manifestazione sembrava essere limitata alle alte quote tra i 20 e i 50 chilometri. Invece ora si scopre che ciò può avvenire anche tra i 10 e i venti chilometri e quindi interessare la navigazione aerea. Il mistero non ancora risolto dell’Airbus di Air France scomparso e proprio con condizioni meteo proibitive il 1° giugno 2009 ha fatto suonare un campanello di allarme intensificando gli studi per trovare precise spiegazioni.
«Si tratta di fenomeni rari – aggiunge Tavani - e non sappiamo se il fiotto di raggi gamma sia cilindrico o sferico ma se un aeroplano ne è coinvolto data l’energia in gioco ci possono essere effetti negativi ad esempio sull’elettronica di bordo». Le rilevazioni mostrano maggiore intensità nella generazione dei flash in Africa, in Indonesia, in Amazzonia e su alcune zone oceaniche anche se in un numero minore.
Dopo queste scoperte è stato costituito un gruppo di lavoro formato da scienziati dell’Inaf, dell’Asi e dell’Enac (ente nazionale dell’aviazione civile) per approfondire la questione sui potenziali rischi per gli aerei in volo. In parallelo si collabora allo stesso fine con gli scienziati americani.
«Vogliamo sensibilizzare gli enti aeronautici e meteorologici perché considerino attentamente la questione – nota Marco Tavani – Con i satelliti siamo in grado di rilevare il fenomeno e avvisare tempestivamente del rischio che alcune zone presentano se sorvolate».


