Una distesa di fondali marini dell'oceano Artico sta rilasciando copiose quantità di metano nell'atmosfera terrestre.
La scoperta potrebbe riaccendere i timori che il riscaldamento globale possa liberare miliardi di tonnellate di metano intrappolate sotto gli oceani accelerando vertiginosamente il cambiamento climatico.
Il problema è che nessuno ad oggi è in grado di dire se le emissioni di metano dall'oceano Artico rappresentano un fenomeno nuovo.
Fino ad oggi i depositi di metano congelati sotto il permafrost marino dei mari artici e quelli terrestri sembravano sicuri e stabili. Negli ultimi 5 anni, tuttavia, gli scienziati hanno rilevato più volte emissioni superiori alla norma.
Sergey Kirpotin e altri della Tomsk State University
in Russia hanno mostrato che le emissioni
dovute allo scongelamento delle torbiere nella
Siberia occidentale sono in crescita.
I ricercatori hanno ipotizzato che le emissioni
siberiane potrebbe spiegare l'imprevisto aumento
delle concentrazioni di metano nell'atmosfera, a
livello mondiale, nel corso degli ultimi tre anni.
Graham Westbrook dell'Università di Birmingham,
Regno Unito, ha riferito di almeno 250 emissioni di
metano sottomarino al largo delle isole artiche
Svalbard l'anno scorso, ma non sembra essere
riuscito a determinarne l'impatto sull'atmosfera.
Westbrook
ha affermato che nessuno sa, come gran parte della
stampa ha recentemente rilevato, se le emissioni di
metano sono dovute all'impatto dell'essere umano sul
clima e che anche se lo fosse la frazione "è
probabilmente molto piccola".
Intanto il team di ricerca che riscontrato le
anomale emissioni nell'Artico, guidato da
Natalia Shakhova della University of Alaska
Fairbanks,
chiede "con urgenza" la possibilità di condurre
ulteriori indagini per stabilire se il metano di
ventilazione che hanno trovato è un fenomeno in
corso o rappresenti invece un segnale dell'inizio di
una maggiore emissione.


