Esistono diversi aspetti della fisica teorica (la meccanica quantistica, la teoria delle stringhe e l'inflazione cosmica) che sembrano convergere sull'idea che il nostro universo sia solo uno tra un infinito e sempre crescente numero di universi bolla non collegati tra loro.
Universi paralleli ma separati.
Il che darebbe risposta anche alla questione ancora irrisolta della materia oscura e dell'improbabile quantità presente nell'universo. Ma attenzione, non è più fantascienza.
Uno dei più grandi teorici del Multiverso è il cosmologo George Ellis, che ha compiuto da poco 70 anni e che ha visto celebrare il suo compleanno con un party di tre giorni all'Università di Oxford con la presenza di fisici, astronomi e filosofi di tutto il mondo. Una delle più grandi preoccupazioni di Ellis è rappresentata dall'impossibilità di misurare questa infinità di universi non essendo appunto osservabili e con il rischio che la teoria rimanga così indefinita.
La novità viene dalla università californiana di Berkeley, in particolare da Raphael Bousso che sembrerebbe aver trovato la via, caldeggiata e perseguita da Einstein nei suoi ultimi venti anni di vita, di unificare la meccanica quantistica e la teoria della relatività in un unico modello, la teoria del tutto.
Questo sarebbe possibile, secondo Bousso, grazie ad un metodo di osservazione e misurazione basato sul calcolo delle probabilità dal punto di vista di un qualsiasi osservatore da un qualsiasi universo.
La meccanica quantistica afferma che il vuoto spaziale non è per l'appunto vuoto, anzi è dotato di grande energia e poi afferma che presto o tardi un qualsiasi universo decadrà spontaneamente in un altro con meno energia. La maggioranza dei cosmologi afferma essere proprio questa l'origine dell'evento rappresentato dal big bang, durante il quale il vuoto entro il quale viviamo è emerso da uno a più alta energia che costituiva l'universo prima di noi. Ciò che è fondamentale è che esiste una pletora di possibili universi che possono essere prodotti secondo questo schema.



Ed è proprio grazie a questo approccio (casual patch measure) che Bousso, non solo supera l'impasse del differente orologio - tempo dell'osservatore di Einstein che porterebbe a risultati inutilizzabili e che necessiterebbe dell'occhio di Dio, ma riesce anche a ottenere dati come la probabilità di materia oscura in qualsiasi universo e più nello specifico nel nostro.
Sembrerebbe sufficiente ma non è così. Il problema fondamentale nell'approccio utilizzato da Bousso sta nel fatto che i risultati dipendono dalla misurazione della materia oscura dell'universo da cui si parte.
Così mentre Bousso lavorava alla sua idea, il cosmologo Alexander Vilenkin della Tufts University di Boston e Jaume Garriga dell'Università di Barcellona formulavano un altro approccio di analisi partendo dagli straordinari risultati del fisico argentino Juan Maldacena.
Maldacena stava effettivamente lavorando a una teoria delle stringhe per costruire un modello degli universi quando scopre che un modello a cinque dimensioni è perfettamente equivalente ad un modello più semplice a quattro dimensioni. Questo è un classico esempio di quello che è conosciuto come il Principio Olografico, cioè l'idea che per ogni dimensione spaziale, ogni caratteristica fisica di un oggetto in 3 dimensioni possa essere rappresentato in due dimensioni, come avviene sostanzialmente per le carte di credito.
Vilenkin e Garriga postulano che nel caso del Multiverso il confine non sia rappresentato dalla dimensione spazio ma dalla dimensione tempo. Bousso rimane affascinato decidendo di collezionare dati con il suo approccio osservando i confini del multiverso, studiando così la quantità di materia oscura in un dato universo del multiverso in un dato momento.
Bousso incredibilmente scopre che i dati raccolti utilizzando la rappresentazione olografica risultano essere assolutamente equivalenti a quelli ottenuti con il suo approccio del singolo osservatore. Due differenti approcci misurano e osservano la stessa realtà.
Le implicazioni non hanno precedenti e potrebbero portare alla formulazione di una teoria del quanto gravitazionale, una teoria dinamica della teoria del tutto.
Ellis è colpito dai risultati di Bousso, anche se non possono dare una rappresentazione completa, perchè possono rendere reali e verificabili eventuali ipotesi ma perchè sembrano portare all'affermazione che tutto quello che dobbiamo sapere del Multiverso sembra essere qui a disposizione nel nostro.


