I ricercatori hanno osservato che
il cervello che dorme sembra
svolgere due distinte funzioni:
mentre l'ippocampo elabora
l'informazione che è rapidamente
comprensibile, le aree corticali
superiori tentano contemporaneamente
di applicare la nuova informazione a
compiti di tipo più complesso e meno
concreto.
"Il nostro cervello, a livello non conscio, lavora sulle cose che ritiene particolarmente importanti.
Ogni giorno ci troviamo di fronte a una tremenda quantità di informazioni e di nuove esperienze. Sembrerebbe che i nostri sogni pongano la domanda: Come posso usare questa informazione per plasmare la mia vita?", spiega Robert Stickgold del Beth Israel Deaconess Medical Center, che ha diretto la ricerca.
I sogni sarebbero il modo in cui
il cervello ci permette di sentire
la complessità del lavoro di
consolidamento nella memoria delle
esperienze recenti in modo, sul
breve termine, da migliorare le
capacità di svolgere con efficienza
specifici compiti e, sul lungo
termine, di trasformare
l'informazione in esse contenute per
integrarle nel nostro repertorio di
comportamenti e farne uno strumento
che possa trovare un più ampio
spettro di applicazione.
"Ciò che ci ha realmente eccitato è
che dopo cent'anni di dibattiti
sulla funzione dei sogni, questo
studio ci dice che essi sono il modo
del cervello per elaborare,
integrare e realmente comprendere le
nuove informazioni", spiega Robert
Stickgold, che ha diretto la
ricerca. "I sogni sono una chiara
indicazione che il cervello che
dorme sta lavorando sulle memorie su
una pluralità di livelli, ivi
comprese le vie che permetteranno di
migliorare le prestazioni."
In particolare dall'analisi dei dati
rilevati nel corso di una serie di
esperimenti, il sonno avrebbe
una considerevole influenza sulle
capacità di apprendimento.


