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Marea nera nel Golfo del Messico - Disastro ecologico ed economico

 

Circa 2,2 milioni di litri di greggio in mare al giorno. In queste ore drammatiche l’emergenza tecnica si lega a quella ambientale ed economica.

I primi bollettini parlano del decesso accertato nelle prime cinque settimane di 300 uccelli marini, 200 tartarughe e 19 delfini. Ma è un bilancio al ribasso. E con l’arrivo della stagione degli uragani il greggio sarà trasportato molto all’interno con ulteriori ferite all’ecosistema.

 

 

''Un disastro ecologico ed economico'', dice Marco Curini, zoologo marino all'Università di Sassari, secondo cui e' al momento difficile, se non impossibile valutare quanto tempo ci vorrà per sanare i danni fatti dalla marea nera nel Golfo del Messico. ''E' una zona a circolazione praticamente chiusa e la fuoriuscita di petrolio e' spaventosa - spiega Curini - L'onda si sta abbattendo su tutta la costa e le zone salmastre della Louisiana. La catastrofe sta avvenendo in un'area con una sua fauna esclusiva, con effetti la cui entità e durata e' difficile prevedere: non c'e' un background culturale a riguardo, non sappiamo... L'unica cosa vagamente paragonabile e' quanto accadde nel Golfo Persico durante la guerra''.

La zona interessata dalla fuoriuscita di greggio ''e' un'area temperata calda 'imprigionata' all'interno di un'area tropicale, caratterizzata da endemismi unici ed esclusivi. Una zona a circolazione pressochè chiusa, con un ricambio lentissimo attraverso lo Stretto di Florida''.

Lungo le coste della Louisiana e fino alla Florida si estende una serie di zone salmastre - sottolinea Curini - altamente 'produttive' i termini di di vita ed ecosistema. ''Il petrolio - continua il professore - uccide soprattutto per contatto e distrugge la microfauna interstiziale del fondo del mare, che e' alla base della catena biologica dell'ecosistema, che costituisce il cibo dei pesci piu' piccoli, dei gamberetti, dei molluschi... tutto un impatto su una fauna unica che una volta distrutta e' molto difficile possa rigenerarsi''.

La fuoriuscita di petrolio sta avvenendo a circa 1500 metri di profondità. ''La pressione lì è di oltre 150 atmosfere (un'atmosfera ogni dieci metri di profondità più una che e' quella normale a livello mare) - aggiunge l'esperto - e se il petrolio continua a uscire così tanto nonostante l'enorme pressione dell'acqua vuol dire che si tratta di un giacimento molto considerevole''. Una parte del greggio, quella che finisce sulle spiagge, paradossalmente e' quella che avrà effetti più limitati nel tempo, perchè dopo un po' viene 'denaturato' dai batteri e dagli agenti atmosferici. Ma e' il petrolio che rimane sul fondo o che affonda dopo essere solidificato in superficie che preoccupa forse di più. ''Conosciamo meglio la superficie di Marte di quanto non siamo stati in grado di mappare il fondo dei mari'', ricorda Curini e sul fondo del mare esiste un immenso patrimonio di biodiversità molto 'delicato' per l'alta pressione, per la bassa temperatura dell'acqua e per la mancanza di luce. Una biodiversita' comunque fondamentale per la vita.

Le 27 mila persone della Louisiana legate all’industria ittica temono il tracollo. Un settore che risponde al 40% della domanda sul mercato americano per quanto riguarda ostriche, granchi, gamberi. Gli effetti già si avvertono. Le pescherie del Maryland, a pochi chilometri da Washington, hanno già aumentato i prezzi. Un piccolo segnale di quanto siano lunghi gli effetti dell’onda nera. Basta un dato: i quattro settori economici della regione – pesca, turismo, energia e navigazione – hanno prodotto ogni anno 234 miliardi di dollari.

 

 

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