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Sognare stimola la creatività

Lug 1, 2009 1:04 pm Category: Benessere, Zoom On A+ / A-

Il sogno non è solo pura fantasia. A livello cerebrale vengono coinvolte numerose aree del cervello che si attivano per creare e trovare soluzioni ai problemi.

Durante la fase onirica possono formarsi nuove idee attraverso la generazione di mutazioni di pensiero casuali. Alcune di queste possono essere rifiutate dalla mente come inutili, altre possono essere viste come preziose e mantenute.

I sogni sono un propulsore della creatività, del pensiero creativo che porta alla soluzione ai problemi, infatti è durante la fase REM del sonno, quella in cui si sogna appunto, che il nostro cervello massimizza le sue capacità di elaborazione creativa.

Lo dimostra uno studio coordinato da Sara Mednick della Università di San Diego che suggerisce che la fase cosiddetta dei movimenti oculari rapidi (Rapid Eye Movement – REM) aiuta a raggiungere soluzioni a problemi che richiedono l’associazione di idee, concetti e parole tra loro scollegate, più in generale che richiedono integrazione e creazione di collegamenti tra informazioni nel cervello.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Numerosi studi hanno dimostrato che il sonno è importantissimo per consolidare i ricordi e immagazzinare le informazioni importanti introdotte nel cervello di giorno e scartare invece quelle superflue. Questo studio mostra qualcosa in più che non ha a che fare con la memoria: quando sogniamo ci svegliamo più creativi e capaci di risolvere problemi che richiedono collegamenti di idee e concetti.

I ricercatori hanno chiesto a un gruppo di persone di eseguire un test di creatività chiamato Remote Associates Test (RAT), simile al gioco della ghigliottina nel quiz ‘L’eredita”: si danno tre parole e si chiede di cercarne una quarta che sia collegata a tutte e tre. Confrontate le performance dei volontari al RAT dopo una ‘pennichella’ con o senza fase REM oppure dopo un periodo di riposo senza dormire, è emerso che solo dopo il riposino con fase REM i partecipanti ottengono migliori risultati al RAT.

“Il nostro studio – concludono i ricercatori – mostra che la fase REM potenzia l’integrazione di informazioni non associate per la soluzione di problemi, un processo che, ipotizziamo, potrebbe essere facilitato dalla modulazione dei neurotrasmettitori attivi nella fase REM”.

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