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Una navicella
spaziale del tutto simile all'originale è stata costruita a
Mosca per simulare le condizioni d'isolamento e stress cui
saranno sottoposti gli astronauti durante i lunghi e massacranti
viaggi nello spazio.
Obiettivo: Marte
il Pianeta Rosso, ma non solo... la ricerca infatti produrrà
risultati importanti per più applicazioni.
All'interno della
Nek dal 31 di marzo sono isolati sei astronauti che simulano un
viaggio al Pianeta rosso. Un "viaggio" che durerà
complessivamente 105 giorni.
Questa simulazione vede in prima linea anche scienziati italiani
impegnati a studiare una delle componenti più importanti di ciò
che succede all'organismo umano quando viene costretto in un
ambiente dallo spazio ridotto: lo stress. Ricercatori del Centro
Extreme, un team multidisciplinare composto da ricercatori della
Scuola Superiore Sant'Anna, dell'Università di Pisa e
dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale
delle Ricerche di Pisa (IFC-CNR) sono impegnati nel verificare
istante dopo istante lo stato psicofisico dei componenti
dell'equipaggio per cogliere ogni più piccola variazione
rispetto allo stato con il quale hanno iniziato l'esperimento.
"Il nostro lavoro parte da due elementi fondamentali: il primo
riguarda il fatto che la nostra metodologia è già stata
sperimentata e funziona perfettamente. Le nostre ricerche
infatti, hanno già lavorato da tempo sugli effetti dello stress
sull'asse cuore-cervello-polmoni su atleti impegnati in sport
estremi, come i recordman dell'apnea profonda (tra questi,
Umberto Pelizzari e Carlos Coste) e i triatleti delle
competizioni Ironman. Il secondo è la metodologia: riusciamo,
infatti, a capire quando una persona è stressata analizzando il
sonno", spiega Remo Bedini, dell'Istituto di fisiologia clinica
(IFC), Cnr-PI.
I ricercatori infatti, studiano le
modifiche dell'onda cerebrale chiamata "Sleep Slow Oscillation",
che si producono in seguito allo stress. L'onda è prodotta dalla
membrana dei neuroni corticali che in alcuni momenti presentano
uno stato di silenzio elettrico e in altri uno di intensa
attività di scarica che può essere rilevato attraverso un
elettroencefalogramma a 128 canali. Vogliamo capire perché in
una persona lo stress arriva prima che in un'altra e, se è
possibile, anche quali ne sono gli elementi scatenanti.
  
E' per questo che i ricercatori
dell'Agenzia Spaziale russa che stanno svolgendo l'esperimento
ci passano non solo i dati dello stato fisico degli uomini
impegnati, ma anche lo stato del modulo marziano, quali
temperatura, presenza dei gas, qualità dell'acqua e così via",
continua Bedini.
"La ricerca avrà anche ricadute che vanno al di là del volo per
Marte", spiega Bedini,"in quanto è ormai noto che lo stress
produce sostanze che possono interagire negativamente con organi
importanti, quali il cuore e il cervello. E poiché lo stress,
poco o tanto, colpisce la maggior parte delle persone è
importante capire quando è necessario intervenire per frenarne
le conseguenze".
Un altro esperimento simile partirà alla
fine del 2009, quando altri sei astronauti percorreranno un vero
viaggio simulato a Marte e all'interno della navicella vi
rimarranno per 500 giorni.
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