
Mars 500 - Rientro simulato da Marte
Sono
trascorsi più di tre mesi, 105 giorni, per i sei membri
della prima missione simulata su Marte. Oggi lasceranno
la "nave spaziale" nella quale sono entrati il 31 marzo
scorso e dove sono vissuti in completo isolamento,
simulando tutte le fasi di un viaggio su Marte, dal
lancio all'arrivo sul pianeta rosso, al rientro a Terra,
affrontato diverse emergenze (simulate, naturalmente) e
sperimentato i 20 minuti di ritardo tipici delle
comunicazioni fra Terra e Marte.
E' un test senza
precedenti, la missione Mars 500, organizzata dal direttorato
per il Volo umano dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) del quale
è responsabile l'italiana Simonetta Di Pippo. I moduli nei quali
si è svolto l'esperimento, che riproducono fedelmente l'interno
di una nave spaziale, si trovano in Russia, a Mosca, presso
l'Istituto Russo per i Problemi Biomedici (Ibmp).
Le giornate
dell'equipaggio della missione per Marte sono state scandite in
modo artificiale, senza la luce del giorno e senza notti, ma
solo dai turni di lavoro e dagli appuntamenti per il pranzo e la
cena. La percezione del tempo è solo una delle prove
psicologiche che hanno affrontato: l'esperimento è la prima
occasione per raccogliere il maggior numero di dati medici e
psicologici sulle conseguenze dell'isolamento.
La giornata tipo
inizia alle 8 del mattino o prima, se ci sono esperimenti
da seguire; poi i controlli medici, con la misura di
temperatura, pressione, battito cardiaco e peso, e i dati sono
immediatamente trasmessi al medico di turno. Una rapida
colazione e ognuno segue i suoi esperimenti, predisposti da
centri di ricerca di tutta Europa, Russia e Usa.
Ci sono anche i test
italiani del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) per la
misura del livello di stress psicologico con
l'elettroencefalogramma. Oltre che di medicina, ci si occupa
anche di colture di batteri e si lavora nella serra (per oggi,
scrivono i sei nel loro diario elettronico, contavano di gustare
l'ultima insalata "marziana"). Se non ci sono esperimenti, la
sera resta un po' di tempo libero, dedicato a scrivere alle
famiglie, ma anche a giocare (i dadi sono andati per la
maggiore). Poi ci si prepara per andare a dormire ed è
l'occasione per altri test: allora si indossa la cuffia per
l'elettroencefalogramma e si ripetono tutte le prove mediche
affrontate al mattino. Si concluderà così domani pomeriggio
l'avventura dei russi Sergei Ryazansky (il cosmonauta al comando
della missione) Oleg Artemyez, Alexei Baranove e Alexei Shpakov
(i primi due medici e il terzo psicologo dello sport), del
tedesco Oliver Knickel (ingegnere meccanico) e del francese
Cyrille Fournier (pilota civile).
Da quando sono
entrati nel modulo, i contatti con il mondo esterno sono
avvenuti via computer, soprattutto con il centro di controllo e
(la sera, nel poco tempo libero) con le famiglie, proprio come
potrebbe accadere in un viaggio su Marte. Unico altro
collegamento con l'esterno è stato il diario elettronico,
pubblicato sul sito dell'Esa.
E' italiano il test
che ''a bordo'' della prima missione simulata su Marte, Mars
500, ha misurato il livello di stress psicologico e mentale dei
sei partecipanti. Domani i quattro russi e due europei che hanno
trascorso 105 giorni in isolamento lasceranno la struttura nella
quale hanno vissuto come su un'astronave e i dati raccolti con
gli elettroencefalogrammi che tutti loro hanno fatto durante il
sonno saranno analizzati dagli esperti della Scuola Superiore
Sant'Anna di Pisa e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr)
che hanno organizzato l'esperimento.
''Il nostro
obiettivo e' trovare un metodo semplice per determinare a
livello cerebrale il livello di stress psicologico'', spiega
l'esperto di Medicina spaziale Filippo Ongaro, direttore
sanitario dell'Istituto di Medicina Rigenerativa di Treviso, che
partecipa all'esperimento Ares ([Astronauts Resistance
Enhancement to Stress). Cosi' prima di dormire, i membri
dell'equipaggio, a rotazione, hanno indossato la cuffia con gli
elettrodi perche' l'elettroencefalogramma rilevasse un
particolare tipo di onde lente, chiamate Sso (sleep slow
oscillation), sospettate di essere vere e proprie spie dello
stress.
Secondo Ongaro
''simulazioni come Mars 500 pongono problemi psicologici
fondamentali. Normalmente in una missione spaziale periodi di
depressione si alternano a fasi di ansia, ma dobbiamo chiederci
che cosa potrebbe accadere in una missione della durata di circa
tre anni, come potrebbe essere quella su Marte''. Ci si domanda,
insomma, ''se e' possibile vivere in isolamento tanto a lungo''
e ''bisogna comprendere tutte le eventualita', comprese le piu'
drammatiche, relative all'interazione sociale in un ambito cosi'
ristretto''. L'unica certezza, osserva, ''e' che e' un ambito
completamente nuovo, e' tutto da vedere''.
Per questo, prosegue
Ongaro, ''l'esperimento Mars 500 e' davvero unico'' e puo'
essere considerato ''uno studio di fattibilita''' che aiutera' a
decidere se l'uomo e' in grado o meno di sopportare lunghi
periodi di isolamento'', lontano dalla Terra e in un gruppo
molto ristretto di persone.
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