
Esa - 6 astronauti e il futuro dell'esplorazione spaziale
Sono sei i nuovi astronauti dell' agenzia Spaziale
Europea (Esa). Tra loro gli italiani Samantha
Cristoforetti e Luca Parmitano.
Pilota dell'Aeronautica Militare, 32 anni, Cristoforetti
e' la prima donna astronauta italiana e attualmente l'unica nel
corpo astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), del quale
oggi fanno parte 16 membri. Luca Parmitano, 33 anni, e' pilota
sperimentatore dell'Aeronautica Militare.
I 2
italiani, un inglese, un francese, un danese e un tedesco, sono
stati selezionati grazie alla vasta campagna di reclutamento
lanciata dall'ESA proprio l'anno scorso. I nuovi astronauti sono
stati i migliori nelle migliaia di test attitudinali, fisici,
medici, psicologici cui i nuovi candidati erano necessariamente
sottoposti. Anche perchè stiamo rapidamente arrivando ad un
punto di svolta nelle attività di esplorazione spaziale
dell'Ente Spaziale Europeo.
"Siamo
diventati partner tecnico-scientifico della Stazione Orbitante
Internazionale, dobbiamo sfruttare al massimo le opportunità che
la ISS ci offre nell'addestramento e nello studio dei dati che
possiamo ottenere per ampliare gli orizzonti della presenza
umana alla Luna e oltre." afferma, il Direttore Generale Esa,
Jean Jacques Dordain.
Mentre da un astronauta ora anche
parlamentare europeo, Umberto Guidoni, arrivano le felicitazioni
per i due nuovi italiani e un monito per i governi. “Sono
contento che tra i nuovi astronauti dell'Agenzia Spaziale
Europea (Esa) ci siano due italiani e ancor di più perché vi è
una donna, Samantha Cristoforetti.
È necessario che l’Europa
apra anche alle donne l’accesso a questo tipo di carriera, cosa
che già accade nel resto del mondo. L’aspetto che mi sembra un
po’ singolare è che siano stati selezionati due piloti militari
per un lavoro che è anche e soprattutto scientifico. Ritengo
importante che venga data maggiore attenzione alla ricerca
spaziale sia in orbita che sulla terra, cosa che in Italia non
accade.
I fondi che il nostro Paese destina alla ricerca e
all’università sono davvero troppo pochi perché si verifichi uno
sviluppo soprattutto nel settore della ricerca scientifica”. |