
Creato un buco nero in laboratorio
Tie Jun Cui e Qiang Cheng della
Southeast University di Nanchino (Cina) lo hanno realizzato tra
la meraviglia degli stessi teorici. La realizzazione è
interessante per le ricadute pratiche che si prospettano in
diverse applicazioni.
Quando Evgenii Narimanov e Alexander Kildshev della Purdue
University nell’Indiana (Usa) lo ipotizzavano partivano
dall’idea di riprodurre le stesse proprietà di un buco nero
cosmico nel quale un’intensissima forza di gravità piega lo
spazio-tempo circostante impedendo che anche la luce sfugga.
E calcolavano anche come costruire uno strumento che
materializzasse il loro sogno: in pratica una struttura di
elementi cilindrici concentrici con un cuore centrale. Essi
avrebbero avuto la capacità di concentrare l’energia luminosa
nel cuore, intrappolandola proprio come fanno i mostri del
cielo.
Microonde invece di luce
- Dalla teoria alla pratica si è
arrivati in fretta all’università di Nanchino partendo dalla
teoria elaborata all’università americana. E i due scienziati
hanno dimostrato che funziona utilizzando invece della luce
visibile delle microonde. Queste vengono catturate e deviate
verso il centro senza più uscirne. E dal cuore dove cadono viene
generato calore. «Siamo sorpresi che ci siano riusciti così
rapidamente» ammettono i teorici statunitensi. «Passare alla
lunghezza d’onda della luce visibile – però aggiungono – sarà
più complicato e bisognerà far ricorso a materiali diversi». La
coppia cinese non si dimostra per niente intimorita dal commento
dei concorrenti e anzi aggiungono: «Siamo fiduciosi di riuscire
nell’impresa della luce già entro l’anno».
Quando ci riusciranno la nuova
«tecnologia del buco nero» sarà preziosa per fabbricare celle
solari molto più redditizie di quelle finora concepite. «E non
serviranno più – nota Narimanov – grandi paraboloidi per
concentrare e utilizzare la radiazione solare», come per esempio
oggi accade per il solare termodinamico. È solo questione di
tempo: dai principi cosmici arrivano così vantaggi quotidiani
«energetici». E questi buchi neri da laboratorio non hanno nulla
a che fare con i buchi neri che qualche giocherellone ha
ipotizzato si possano fabbricare nei laboratori atomici del CERN
a Ginevra. È tutta un’altra questione.
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