
Si
è scatenata una vera e propria guerra tra gruppi di
ricerca sulla rivista Nature.
Due articoli presentano
tesi diametralmente opposte. Uno annuncia la presenza di oceani
di acqua salata sotto la crosta gelata di Encelado, l’altro
smentisce categoricamente.
Vi riportiamo
entrambe le tesi per completezza nella speranza che la comunità
scientifica sappia risolvere il dilemma.
I risultati
sono stati ottenuti grazie ai dati forniti dalla sonda
Cassini analizzati dal gruppo guidato dal tedesco Frank Postberg
dell'Istituto Max-Planck.
A quanto afferma la prima ricerca, enormi
getti d’acqua sono sparati nello spazio dal polo sud di Encelado.
I getti si alzano per centinaia di chilometri e sono formati da
vapore acqueo, gas e minuscoli granelli di ghiaccio. La prova è
raccolta dagli obiettivi della sonda Cassini della Nasa in
orbita attorno al pianeta inanellato. La conclusione è di
Juergen Schmidt dell’Università di Potsdam (Germania) e di
Nikolai Brilliantov dell’Università di Leicester alla guida di
un gruppo di ricercatori. Le loro analisi portano a stabilire
che tra i granelli ghiacciati c’è del sodio, quindi – dicono –
sotto la crosta ci sono degli oceani d’acqua salata e il cloruro
di sodio è presente in una concentrazione pari a quella
esistente negli oceani terrestri. Ciò significa che, tra i
flutti, potrebbe anche essere presente qualche forma di vita.
Di diverso avviso invece la tesi
del secondo gruppo. I getti di vapore acqueo che escono da
Encelado e già visti negli anni scorsi, non sono dei geyser
provenienti da oceani sotterranei come previsto da altri
scienziati, dice il professor Nicholas Schneider del Laboratorio
di fisica spaziale e atmosferica del centro di ricerca di
Boulder in Colorado (Usa). Schneider e i suoi colleghi americani
analizzando le immagini con il telescopio Keck-1 del diametro di
10 metri sostengono di aver misurato troppo poco sale. In
presenza di oceani la quantità dovrebbe essere molto maggiore.
Per gli studiosi americani i getti escono da caverne
sotterranee.
Da queste si manifesta una
periodica e lenta evaporazione di vapore acqueo. Ma lo stesso
Schneider alla fine non è certo della sua idea e ammette che ci
possono essere tante altre spiegazioni. Ad esempio una frizione
tra i ghiacci superficiali che finisce per vaporizzarli
generando getti vaporosi verso l’alto. «Possiamo avanzare tante
ipotesi che non siamo però in grado di verificare – ammette -
dobbiamo prenderle tutte in considerazione con un grano di
sale», conclude con un pizzico di ragionevole ironia.
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