Scienze
 

La ricerca sulla fusione fredda non si ferma

La ricerca sulla fusione fredda non si ferma: la via indicata 20 anni fa da Martin Fleischmann e Stanley Pons, per produrre energia dalla fusione nucleare a temperatura ambiente e a basso costo, e' ormai accettata dal mondo scientifico.

Tanto che gli esperti internazionali in questo campo si riuniscono da oggi a Roma proprio per discutere del futuro. ''Abbiamo verificato l'esistenza dell'effetto prodotto 20 anni fa dall'esperimento di Fleischmann e Pons ed e' ovvio che la ricerca non si ferma'', spiega il fisico Vittorio Violante, del Centro ricerche dell'Enea a Frascati (Roma), presidente del convegno organizzato dall'Enea e in programma fino a venerdi' 9 ottobre.

Nel 1989 gli elettrochimici Fleischmann e Pons annunciarono in una conferenza stampa nell'Universita' americana dello Utah la possibilita' di produrre energia nucleare a temperatura ambiente. Tuttavia l'impossibilita' di riprodurre l'esperimento e il fatto che i suoi autori non lo abbiano mai descritto in una pubblicazione scientifica hanno fatto si' che per molto tempo le ricerche sulla fusione fredda siano state guardate con un certo sospetto da gran parte della comunita' dei fisici.

Tuttavia la ricerca non si e' mai fermata e l'incontro di Roma e' l' occasione per ricostruire quanto e' accaduto in questi anni. ''Oggi sappiamo che l'esperimento si riproduce, ma non con la stessa intensita' descritta da Fleischmann e Pons. Si lavora quindi per ottimizzare i materiali, in modo da migliorare il livello di riproducibilita''', spiega Violante. ''Quello che e' emerso in questi anni - aggiunge - e' che sicuramente bisogna risolvere un grosso problema di scienza dei materiali: e' un lavoro che richiedera' tempo e indagini approfondite''.

Per questo motivo oggi le ricerche sulla fusione fredda fanno parte del campo d'indagine molto piu' ampio relativo ai fenomeni nucleari tipici della materia condensata, ossia della materia allo stato solido. Adesso, prosegue l'esperto, la scommessa e' mettere a punto ''un impianto sperimentale che vada a fondo sulla natura del fenomeno''. Per questo una delle prime cose da fare e' studiare il comportamento dei metalli in ogni loro caratteristica per capire la dinamica delle reazioni fra gli atomi di deuterio. L'obiettivo, spiega, ''e' identificare esattamente lo stato del materiale che molto probabilmente da' origine a questo effetto''.

Un compito tutt'altro che facile, considerando che la reazione osservata comprende stati della materia diversi, da quello liquido al gassoso, a quello solido e al plasma, il tutto racchiuso in una zona piu' sottile di un capello.