Una nuova era per la fisica potrebbe essere iniziata il 30 marzo 2010 a Ginevra. Nel superacceleratore del CERN sono state ottenute le prime collisioni di particelle elementari ad un'energia finora mai raggiunta artificialmente.
Viaggiando ad una velocità
vicina a quella della luce, i protoni si sono
scontrati all'energia di 7000 miliardi di
elettronvolt (7 TeV) all'interno dell'anello di 27
km, raffreddato a meno 271 gradi centigradi, del
Grande collisore di adroni (LHC).
I fasci di particelle hanno prima cominciato ad
allinearsi e a sincronizzarsi, sempre più vicini,
fino a sovrapporsi perfettamente. Poi, tra fragorosi
applausi e grida di gioia, sono avvenute le
collisioni nei quattro grandi esperimenti
dell'acceleratore.
Era la 01:06 del pomeriggio
quando i protoni di sono disintegrati, dando vita a
particelle ancora più piccole di quelle che
compongono gli atomi. Da quel momento i protoni sono
diventati meno segreti.
«È l'inizio di una nuova era», ha commentato Paola
Catapano, ricercatrice e portavoce del CERN,
l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare.
Il mondo scientifico aspettava da tempo questo
momento: gli esperimenti con i fasci di protoni
potrebbero infatti permettere di trovare il bosone
di Higgs, ovvero il tassello mancante della
struttura fondamentale della materia.
Le collisioni avvenute martedì
«sono un evento estremamente significativo, un passo
in avanti non solo per la fisica delle particelle e
per la comprensione del microcosmo, ma per
l'astrofisica e la comprensione dell'universo», ha
sottolineato il direttore generale del CERN, Rolf
Heuer, in collegamento con Ginevra dal Giappone.
Per Heuer, le ricerche associate all'LHC porteranno
«la scienza a capire non soltanto da dove veniamo e
come si evolverà l'universo, ma sarà di aiuto
nell'educare i giovani alla scienza e potrà
convincere a investire maggiormente nel mondo
scientifico».
Quanto ai piccoli incidenti che hanno fatto rinviare
due volte il momento delle collisioni, il direttore
generale ha rammentato che l'LHC «è una macchina
completamente nuova e non è una sorpresa se le cose
non funzionano al primo tentativo».
Dapprima c'è stato il malfunzionamento di uno dei
9600 magneti incaricati di accelerare e guidare il
tragitto delle particelle, poi un calo di tensione
della rete elettrica francese causato da un
temporale, che hanno fatto fallire il primo
tentativo di collisioni.
«Ricordiamo la lezione del settembre 2008», ha
aggiunto Heuer, facendo riferimento al guasto che
aveva costretto la macchina a una lunga pausa a
pochi giorni dall'inaugurazione. «Questa volta - ha
detto - abbiamo identificato immediatamente il
problema e sono fiducioso che non ci saranno rischi
di alcun tipo».
Il direttore scientifico del CERN, Sergio
Bertolucci, ha parlato di «un passo in avanti senza
precedenti nella ricerca fondamentale». Quello
realizzato dopo 16 anni di preparazione, è «un passo
nell'ignoto alla scoperta di cose completamente
nuove, come la materia oscura, l'esistenza di nuove
dimensioni o l'origine della massa».
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