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RoboticaRobot alla conquista di Marte Nuove informazioni sui programmi dell'esplorazione spaziale arrivano sia dalla NASA che dall'ESA e per entrambe le agenzie spaziali riguardano i robot. Sul fronte europeo, giovedì scorso Thales Alenia Space ha annunciato la consegna all’Agenzia Spaziale Europea del programma Eurobot Ground Prototype(EGP), dopo aver completato con successo la campagna di qualifica e test. Il programma Eurobot è stato avviato dall’ESA nel 2002 con l’obiettivo di realizzare un supporto alle attività extraveicolari della stazione spaziale (ISS) e alle future esplorazioni umane del sistema solare. Sviluppato sotto la responsabilità di Thales Alenia Space Italia, il programma comprendeva come primo passo lo studio di un assistente robotizzato, capace di aiutare l’equipaggio di una missione spaziale e, quindi, ottimizzare i tempi richiesti alle attività extraveicolari degli astronauti. L’architettura di EGP implementa il concetto di "centauro", comprendendo una piattaforma mobile (EGP-Rover) che trasporta un robot antropomorfo (EGP-Robot), composto da 2 braccia articolate e relativi sistemi tattili e di visione. Il sistema è in grado di operare in totale autonomia, muovendosi sulla superficie della Luna o di Marte e costruendo le infrastrutture necessarie alla realizzazione di una stazione planetaria.
Il sistema può anche essere controllato da Terra (quando compatibile con i ritardi di "link" dovuti alla distanza dal pianeta) o direttamente dall’equipaggio degli esploratori spaziali tramite comandi vocali. L’attuale prototipo è in grado di trasportare un astronauta nella sua tuta spaziale per circa 150 Kg di peso, può contare su 4 ruote motrici e mostra una grande manovrabilità grazie alle ruote posteriori sterzanti di 120°. Da parte sua la NASA ha annunciato, sempre la settimana scorsa, di voler lanciare entro quest’anno (missione Discovery ST-133) un robot umanoide da lasciare permanentemente sulla stazione spaziale internazionale (ISS). Battezzato Robonaut2 o R2, è stato sviluppato dalla NASA e dalla casa automobilistica General Motor, che conta di utilizzarlo in futuro nei suoi impianti industriali. Pesante circa 140 chili, R2 sarà inizialmente confinato nel modulo laboratorio statunitense Destiny; successive implementazioni gli permetteranno di muoversi in tutta la stazione spaziale e lal suo esterno, per aiutare gli astronauti impegnati in attività extraveicolari. «Il progetto - ha detto John Olson, direttore
dell’Exploration System Integration Office della NASA -
esemplifica il potenziale che future generazioni di robot
avranno sia nello spazio e che sulla Terra. La combinazione di
potenzialità umane e robotizzate è un perfetto esempio di come
un risultato possa essere maggiore della somma delle parti e non
possiamo nemmeno immagine fin dove questo processo ci porterà».
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