Robotica
Neuroprotesi biotech per arti amputati 

Presentata al 95/o Congresso annuale Clinico della American College of Surgeons, la 'bioprotesi', fatta di cellule e nanoparticelle, si innesta sull'arto amputato e si connette con le terminazioni nervose recise nel sito di amputazione, ristabilendo i contatti elettrici naturali e quindi permettendo il 'riallaccio' dei fili di collegamento (nervi) tra cervello e arto.

Il progetto, testato per ora su topi, è stato finanziato dal Dipartimento della Difesa statunitense per i reduci dall'Afghanistan e dell'Iraq.

La parte della protesi che attecchisce al corpo del paziente è fatta di cellule muscolari e di nanopolimeri, e di un'impalcatura che tiene il tutto. La sua integrazione con l'organismo è tale da consentire il ripristino, tramite la protesi, della sensibilità tattile e motoria.

 

Si tratta di un avanzamento rispetto alle protesi tradizionali che di fatto garantiscono pochissima libertà di movimento, sono ingombranti, scomode, consentono un limitato controllo motorio e non inviano al cervello nessun segnale sensoriale che arrivi dall'esterno attraverso la protesi stessa.

Paul Cederna, che ha diretto il lavoro di impianto delle protesi biotech nei topolini presso l'Università del Michigan, ha spiegato che la protesi in pratica possiede una "spina" fatta di cellule e nanopolimeri. La spina allaccia le terminazioni nervose recise dall'amputazione (che altrimenti tenderebbero a crescere disordinatamente a cespuglio e quindi non sarebbero in grado di inviare alcun segnale al cervello) alla protesi stessa. L'allaccio permette alla protesi di ricevere i comandi direttamente dal cervello e di inviare dall'esterno le informazioni sensoriali sfruttando queste terminazioni nervose che vanno a crescere ordinate sulla protesi integrandosi con essa.