Robotica
Si è conclusa Icra 2009 - L'industria robotica a Kobe

L'International Conference on Robotics and Automation si è conclusa a Kobe in Giappone.

Il più grande salone al mondo dedicato alla robotica e all’automazione, dall’industria all’entertainment. Il tema dell’edizione di quest’anno era «Robots per società più vivibili»: al centro i nuovi e sempre più complessi rapporti tra le macchine e gli esseri umani.

Icra 2009, così, ha presentato una doppia faccia in 6 giorni di eventi: quella della robotica che è oggi e quella della robotica che sarà domani. Certo, sono più sensazionali gli automi antropomorfi. Tuttavia ci vorrà un po’ per vederli scorrazzare al parco, dietro il banco di un bar o ad attenderci alla reception dell'albergo.

 

 

Al momento, invece, il settore della robotica che crea più innovazione è quello applicato all'industria elettronica e meccanica.

Non assomigliano proprio ai robot, ma sono prodotti di alta intelligenza. Come quelli delle aziende Fuji Heavy Industry e Japan Robotech, che a Kobe hanno presentato componenti per autotrasporti: sensori che misurano i parametri del vento e adeguano le vele o che misurano la tenuta in curva delle gomme e regolano lo sterzo. Tutto questo è già realtà a Kobe. E tra di noi, anche se spesso non ce ne accorgiamo.

Sono tuttavia propro gli umanoidi gli ospiti più numerosi, a cominciare dalle chimere tipicamente nipponiche dal corpo di top model e dell’anima di silicio. A Kobe vanno alla grande gli automi in tutto e per tutto simili a noi (almeno nel look). Oltre alle bambole robot, i robot poliziotti, i robot pompieri, i robot soldati e i robot medici.

 

 

Insomma, robot antropomorfi, ma anche quelli amici dell'uomo, come Puppy, il cane dell'azienda coreana Robotis, oppure come Turtle, la tartaruga, e poi, ancora senza eccessiva fantasia, Spider e Dinosaur. Si tratta della serie «Bioloid»: cuccioli da compagnia. Possiedono sensori per onde sonore che servono ad ascoltare e rispondere ai comandi, oltre a sensori tattili per dosare la forza quando fanno le coccole. E poi sensori di distanza, indispensabili per avere una «coscienza» dello spazio.

Perché non basta un poco di «human touch» per fidarsi di un robot. E’ necessario che anche loro sappiano come e dove muoversi e con chi hanno a che fare: adesso che gli automi - da quanto raccontano gli esperti e gli ingegneri a Kobe - si mescoleranno sempre più con gli esseri umani sarà meglio evitare strette di mano da schiacciasassi o goffaggini anche più pericolose.

 Nella realtà, invece, e nel XXI secolo abbiamo bisogno di poterci fidare. Perché i robot non sono soltanto geishe o bestie di metallo da compagnia: le braccia automatizzate dell'americana Barrett Technology, esposte a Kobe, sono destinate alle sale operatorie, aiuteranno gli anziani a muoversi o a prendere oggetti, smineranno terreni, cercheranno le vittime sotto le macerie di un terremoto.

La Barrett e altre aziende stanno per commercializzare prototipi dalle mani sensibilissime, non soltanto per armeggiare con arterie e capillari, ma anche per saldare microchip e intelaiare microcircuiti. L'industria già li utilizza, ma il mercato dell'alta tecnologia - quella dei superconduttori e delle nanomacchine - richiede un’ «expertise» speciale, un'intelligenza artificiale, insomma.

Gli esempi non mancano. Già un paio di anni fa la giapponese Kokoro Company aveva messo a punto Simroid, un paziente odontoiatrico robot capace di «sentire» il dolore e avvisare con grida e sussulti il tirocinante incauto. E, infatti, oltre alla compagnia, l'assistenza e il lavoro, quella della didattica è l’altra grande frontiera della robotica.

La francese Aldebaran, a Icra 2009, ha presentato la serie di robot che aiutano l'uomo a imparare. Si chiamano Nao. Assomigliano a Marvin, il robot onnisciente del romanzo di Douglas Adams «Guida galattica per autostoppisti».

Nao risponde alle domande, aiuta i piccoli a studiare, a leggere, a connettersi a Internet e a imparare a navigarci. Distingue le voci e mima le espressioni facciali. Sarà sul mercato alla fine di quest'anno.