Psicologia & Benessere

Italiani amano omeopatia

La medicina omeopatica non è più un tabù. Negli ultimi 15 anni, infatti, l'incremento dei pazienti omeopatici è stato del 65 per cento, e attualmente sono circa 9 milioni, in sostanza il 15 per cento della popolazione, ad affidarsi alle cure omeopatiche, nonostante i cittadini debbano pagarle di tasca propria.

Sono questi alcuni dati resi noti questa mattina nel corso di un convegno organizzato al Senato da Omeoimprese, l'associazione italiana che rappresenta il 90% delle aziende produttrici e distributrici di medicinali omeopatici, che dimostrano come una fetta importante dei cittadini italiani sia sempre più titubante nei confronti dell'efficacia delle cure tradizionali.

In termini di fatturato il mercato dei prodotti omeopatici vale in Italia 165.914 milioni di euro (2008), che corrisponde a circa 300 milioni di valore di sell-out farmacia con una crescita del 3% stimata per il 2009.

 

I medicinali omeopatici rappresentano quindi poco più dell'1 per cento dell'intero mercato allopatico. Analizzando le dinamiche di crescita si osserva inoltre un +1,43 per cento tra 2008 e 2007, sempre considerando il fatturato ex factory delle imprese operanti in Italia. Nel nostro Paese operano nel settore omeopatico circa 30 aziende che impiegano oltre 1.200 dipendenti e l'Italia rappresenta il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania.

Il settore continua a crescere, con una media del 6-7 per cento annuo nell'ultimo decennio. Per quanto riguarda gli operatori, sono circa 20 mila i medici prescrittori di medicinali omeopatici. Riguardo invece alla conoscenza dei prodotti da parte degli italiani, si stima che circa il 65 per cento della popolazione abbia oramai dimestichezza col termine medicine non convenzionali e che poco meno del 50 per cento le consideri utili. Infine più del 70 per cento vorrebbe che questi prodotti fossero rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale.

Norme non ancora attuate, blocco dell'immissione di nuovi farmaci sul mercato, carenza di esperti del settore nelle commissioni tecniche, mancanza di informazioni specifiche e impossibilità di detrazione fiscale dei medicinali.