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Up - La Pixar regala un nuovo sogno in 3D
"Siamo grati, emozionati e talmente
onorati da considerare questo evento come uno dei tasselli
principali della nostra carriera". Con queste parole il patron
della factory californiana, John Lasseter, ha rappresentato la
gioia dell'intero team alla conferenza stampa di
presentazione di 'Up', film in 3D, tecnologia al suo esordio al
festival francese.
"Una scelta importante - afferma Lasseter,
- quella del festival di Cannes di puntare sull'animazione e
questo testimonia ancora una volta la vitalita' di questo medium
cinematografico".
Infatti, "medium e non genere - precisa il giovane regista di
'Up', Pete Docter (gia' firma di 'Monsters & co.') -
con l'animazione possiamo costruire qualunque genere di film e
di storia, e' un modo di fare cinema che non ha nulla da
invidiare alle altre tipologie".
"Il punto e' che attraverso l'animazione, arte pazzesca - spiega
ancora Lasseter - si possono veramente vedere gli artigiani che
vi lavorano dentro. Credo che l'animazione diventera' sempre
piu' forte grazie anche alle nuove tecnologie, al
3D
ad esempio,
che contribuisce a portare il pubblico dentro al film.
Incoraggio tutti i registi, di
qualunque genere si occupino, a guardare l'animazione con piu'
interesse perche' in un film animato ogni singola cosa deve
essere pensata: nulla e' lasciato al caso. Steve Jobs, il mio
socio e fondatore della Apple, una volta mi disse: 'i miei
computer passano e cambiano in continuazione, i film invece
durano per sempre'."
Ma cio' che conta di piu' in un film Pixar e' la storia. Spiega
ancora John Lasseter: "Ogni nostro film nasce da un'idea
individuale e per questo viene rispettata. La storia - il cuore
di tutto - merita la massima attenzione sempre.
Ci si impiegano dai due ai tre anni attorno alle storie, e poi
viene tutto il resto. Ma finche' la storia non e'
perfettamente rifinita non si procede nella produzione. E il
cuore, la sfida della storia, a sua volta, sono le emozioni.
Disney diceva
'per ogni risata ci deve essere un pianto', cosi'
ragioniamo anche alla Pixar. La nostra domanda costante deve
essere 'siamo sicuri che lo spettatore e' entrato nel pensiero e
nei sentimenti dei nostri personaggi?'".
Specificatamente riferendosi ad 'Up', e' il regista Docter a
spiegare le difficolta' e le fonti di ispirazioni per il
protagonista e le atmosfere: "Ogni personaggio dotato di peli e'
la vera sfida dell'animazione e questo si sa.
  
E in 'Up' non si fa eccezione;
difficoltoso e' stato anche il rendering del mento di Carl, il
protagonista: doveva essere piuttosto rigido in quanto anziano
ma anche molto umanizzato.. e per le somiglianze non c'e' dubbio
su Spencer Tracy ma anche un po' di Walter Matthau''. E
conclude: ''Il cinema di Capra, e il cinema anni '40 e '50
stanno nel mio Dna e dunque anche in questo film''.
Patrimonio cultural-genetico forse comune a tutta la Pixar visto
che il loro prossimo film - il musical 'The Princess and the
Frog' (nelle sale di tutto il mondo dal prossimo Natale, con
qualche scena in anteprima alla Mostra di Venezia) - ricalchera'
i canoni della classica animazione Disney, "perche' anche le
nuove generazioni devono godere di quelle meravigliose
emozioni".
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