Il remake in 3 dimensioni del film splatter del 1981, sbaraglia gli avversari al botteghino. Negli Stati Uniti ha raccolto qualcosa come 60 milioni di dollari.
San Valentino di sangue 3D al suo esordio nelle sale ottiene 420 mila euro d’incasso e il primo posto al box office nella giornata del debutto. Del resto in America ha fatto sfracelli: 60 milioni di dollari, che per un genere dato per spacciato non sono pochi. È il remake di Il giorno di San Valentino, cult movie del 1981 che un cult director come Quentin Tarantino ha definito «il miglior splatter di tutti i tempi».
Siamo a Harmony: dieci anni prima una tragedia ha cambiato per sempre la città. Tom Hanniger (Jensen Ackles) un minatore senza esperienza, ha causato un incidente all’interno di una galleria sotterranea nella quale sono morti cinque uomini mentre Harry Warden, l’unico sopravvissuto, è in coma. Un anno dopo, nel giorno di San Valentino, Harry si risveglia e uccide 22 persone massacrandole con un piccone.
Il regista canadese Patrick Lussier — viene dalla scuola di Wes Craven con cui ha collaborato in una dozzina di film—utilizza la fotografia in 3D come parte integrante della narrazione: «Il senso di claustrofobia, la sensazione di essere intrappolati e di provare terrore sono tutti accentuati da questa tecnologia che fa vivere al pubblico cose mai viste prima d’ora».
Merito anche della miniera, un posto di quelli non proprio allegri e rassicuranti. Dice ancora il regista: «Questa location ci ha permesso di creare un mondo assolutamente claustrofobico nel quale i nostri personaggi rimangono intrappolati per una parte fondamentale della storia. Inoltre la miniera ha i suoi suoni perché la senti respirare, gocciolare, gridare. E tu ti senti intrappolato e riesci ad immaginare il terrore provato dai minatori nel momento in cui le pareti cominciano a crollare».

Il film è distribuito da Medusa in 280 copie nelle sale fornite di 3D (circa 110, provvedono agli appositi occhialoni) e non. Paura assicurata, spiega il produttore esecutivo Michael Paseornek: «Il film è stato realizzato utilizzando le tecniche tradizionali e aggiungendo qualche effetto speciale, sfruttando però le 3D per spostare l’attenzione del pubblico laddove il regista vuole che si concentri.
Quando si deve creare un ambiente carico di tensione, esserci dentro — invece che guardarlo dall’esterno semplicemente—rende il tutto molto più terrificante al punto che se qualcuno utilizza una torcia per farsi luce, ti acceca letteralmente.»


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