L'energia del futuro
Il laser a fusione nucleare
Se è da tempo che bazzicate l'ambiente di chi si occupa di
energie rinnovabili, vi sarà capitato di sicuro di ascoltare
storie inverosimili. Di sentir parlare, per esempio, di
qualcuno che ha inventato e messo a punto nel proprio garage
un processo col quale trasformare il carbone in carburante
vegetale, e qualcun altro che in cantina tiene nascosta
un'anatra che aziona nell'acqua una ruota che gonfia un
pallone che alimenta una turbina che crea sufficiente
elettricità per illuminare e riscaldare la cuccia del cane.
Se bazzicate ancor più a lungo questo ambiente vi capiterà
altresì di sentirvi raccontare che tra altri dieci o dodici
anni inizieranno a essere una realtà commercializzabile le
automobili alimentate a idrogeno e l'energia ottenuta da
fusione termonucleare controllata.
Se mi avessero dato dieci centesimi di dollaro ogni volta
che ho ascoltato una di queste previsioni, avrei potuto
acquistare uno space shuttle personale. Non deve pertanto
stupire granché il fatto che gli scettici spesso affermino
che l'energia ottenuta da fusione termonucleare controllata
o le automobili alimentate a idrogeno sono lontane nel tempo
"almeno altri 20 anni, e così continuerà a essere per
sempre".
E se questa volta le cose andassero differentemente? E se ci
fossero dieci anni appena o poco più a separarci da un
impianto energetico a fusione nucleare alimentata a laser,
in grado di garantirci tutta l'affidabilità del carbone
senza produrre tutto il diossido di carbonio, tutta la
pulizia dell'energia eolica e solare senza doversi
preoccupare che il Sole non splenda e che il vento
scarseggi, e tutta la potenza del nucleare senza le scorie?
Questo sì che sarebbe un cambiamento rivoluzionario. Ci
siamo arrivati?
Questo è l'interrogativo che mi affascina e mi ossessiona da
quando ho visitato il National Ignition Facility - (Centrale
nazionale di fusione nucleare a confinamento inerziale, in
sigla Nif) - completato di recente presso il laboratorio
nazionale di Lawrence Livermore, 80 chilometri da San
Francisco. Il Nif è una struttura finanziata dal governo
costituita da 192 laser giganteschi in grado di produrre 50
volte l'energia ottenuta dai precedenti sistemi di fusione
laser. Si trova in un edificio alto dieci piani e delle
dimensioni di tre campi da football, ed esternamente è poco
appariscente, passa pressoché inosservata per essere la sede
di un'immensa foresta interna di raggi laser, con ogni
probabilità assai simile a quella che doveva essere la sala
motori della navicella spaziale Enterprise di Star Trek.
Ho iniziato la visita all'impianto in compagnia del
direttore del Nif, Edward Moses, che mi ha mostrato una
minuscola microcapsula delle dimensioni di una pillolina.
All'interno di questa una pellet di plastica - non più
grande di un grano di pepe - attendeva di essere riempita di
idrogeno congelato. Il Nif funziona nel seguente modo: i 192
laser concentrano in
contemporanea tutta la loro energia su una medesima
camera-bersaglio che assomiglia vagamente a un gigantesco
batiscafo sferico di acciaio, del tipo di quelli solitamente
adoperati per esplorare gli abissi oceanici. Al centro di
questa camera-bersaglio è collocata la capsula dorata con il
suo pellet di idrogeno congelato. Una volta che una di
queste pellet è riscaldata e compressa dai laser, raggiunge
temperature superiori agli 800 milioni di gradi Fahrenheit,
"molto più della temperatura interna del Sole" specifica
Moses.
Cosa ancora più importante, ciascuna pellet surriscaldata
emana una vampata di energia che può essere incanalata per
riscaldare sale liquido e produrre enormi quantità di vapore
in grado di alimentare a loro volta una turbina e creare
elettricità per le nostre abitazioni, proprio come fa oggi
il carbone, con la differenza che questa energia sarebbe a
emissioni zero di anidride carbonica, disponibile in tutto
il globo, sicura, affidabile e integrabile senza soluzione
di continuità alla rete elettrica esistente.
Lunedì della settimana scorsa, alle 3 di notte, per la prima
volta, tutti i 192 laser ad altissima energia sono stati
diretti in contemporanea (cosa non da poco di per sé) verso
il centro - vuoto - della camera-bersaglio. Si è trattato
del primo passo decisivo verso "l'accensione", in grado di
trasformare il pellet di idrogeno in un Sole in miniatura
sulla Terra. La prossima fase - che il Nif prevede di
portare a compimento entro i prossimi due-tre anni -
consentirà di dimostrare che è effettivamente possibile, in
laboratorio, rivolgere ripetutamente i suoi 192 laser verso
molteplici pellet a idrogeno e produrre così più energia di
quanta ne serva ad alimentare i laser stessi, ottenendo
quello che si definisce un "guadagno energetico". "È a
questo che si riferiva Einstein" mi spiega Moses "quando
dichiarò che E è uguale a mc2: servendoci dei laser possiamo
produrre enormi quantità di energia da minuscole quantità di
materia".
Quando nei laboratori si sarà dimostrato di poter ottenere
un guadagno energetico da un sistema a laser di questo tipo,
il passo successivo (se si potrà contare su finanziamenti
governativi e privati) consisterà nel costruire un impianto
energetico pilota a fusione controllata per poter dimostrare
che ogni società energetica locale potrà munirsi di un
proprio Sole in miniatura su base commerciale. Un impianto
di questo tipo verrà a costare circa dieci miliardi di
dollari, la medesima cifra necessaria alla costruzione di
una nuova centrale nucleare.
Non so se si riuscirà a portare a compimento una cosa del
genere. Molti scienziati sono scettici, essendo davvero
molto difficile arrivare alla fusione nucleare in
laboratorio e a un guadagno energetico effettivo. So però
che il pacchetto di stimoli del presidente Obama ha dato un
impressionante impulso alle energie rinnovabili. Dobbiamo
dunque continuare a lavorare a ogni forma possibile di
energia, da quella solare a quella geotermica a quella
eolica. Oltre a ciò, però, dovremo essere pronti a puntare
su soluzioni innovative e potenzialmente rivoluzionarie. Al
ritmo attuale delle nostre odierne tecnologie, senza
soluzioni rivoluzionarie e innovative, il cambiamento del
clima avrà la meglio su di noi. Ebbene sì: per qualche tempo
ancora avremo bisogno del carbone, ma faremmo bene a non
inseguire la chimera di poter utilizzare un giorno un
"carbone pulito", nel momento stesso in cui il nostro futuro
in realtà dipende già oggi dalla nostra capacità di creare
tecnologie radicalmente nuove, in grado di rimpiazzarlo una
volta per tutte.
Thomas L. Friedman |