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Obiettivi 2020 per le rinnovabili Mentre in tutto il paese sono sempre di più le aziende che chiudono o fermano la produzione, con le ovvie conseguenze sociali, il settore dell’energia, si scopre, in controtendenza, che continua la sua crescita. Nell’ultimo anno le imprese energetiche sono cresciute del 16,8% dopo essere aumentate del 12% l’anno precedente (del 20% considerando quelle gestite da donne).
Nel Lazio nel corso del 2009 sono più che raddoppiate
(+126%), in Puglia le imprese energetiche sono cresciute del
20%, nelle Marche del 19, in Basilicata del 18, in Emilia
Romagna del 15%. Complessivamente nell’ultimo anno il numero
delle imprese del settore è cresciuto di 700 unità, un
fenomeno – si spiega - dovuto non solo all’iniziativa dei
grandi operatori quali Enel, Edison, Sorgenia, ecc., ma ai
numerosi nuovi entranti che vanno da imprese di media
dimensione, a tante aziende piccole e artigianali, fino a
quelle familiari.
Incoraggianti sono anche le prospettive verso il 2020. Lo
studio Ires-Cgil mostra le potenzialità di sviluppo delle
fonti rinnovabili presenti a livello nazionale e nelle
regioni del Mezzogiorno, a partire dallo sviluppo della
geotermia in Campania, del solare, dell’eolico e delle
biomasse. Il contributo netto all’incremento occupazionale
diretto da oggi al 2020 è di 9.000 unità solo nel Sud e a
livello nazionale dovrebbe raggiungere 12.000 unità nette
permanenti. Se consideriamo anche l’ occupazione indiretta e
quella temporanea, secondo le proiezioni IRES, si
raggiungerà al 2020 la cifra di 60.500
nuovi posti di lavoro.
Secondo l’ultimo studio della Commissione europea,
Employ-Res, gli impiegati diretti e indiretti in Italia al
2020 saranno 120mila. Qualora si consideri il dato al netto
dei posti di lavoro che si perderanno nei settori delle
fonti fossili l’aumento di occupazione previsto oscilla tra
le 67.500 unità previste da Astra e le 97.500 unità previste
da Nemesis.
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