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Dott.sa Francesca Saccà - Attacchi di panico: cosa sono e come si interviene 

 

L’attacco di panico è un disturbo d’ansia; potremmo definirlo come la manifestazione fisica di un disagio psicologico che si esprime con un’eccessiva reazione di paura e ansia nei confronti di quello che percepiamo come un pericolo, anche se in realtà non è tale.

 

 E’ caratterizzato da sintomi d’ordine fisico/neurovegetativo (tachicardia, senso di soffocamento, fitte al torace, sudorazione abbondante, tremori, rigidità muscolare) e psichico (senso di morte imminente, per infarto o ictus, paura d’impazzire e/o di perdere il controllo di sé). Quando gli attacchi di panico sono ricorrenti, si parla di "Disturbo di panico". Chi soffre di tale disturbo è consapevole di quanto questi attacchi siano immotivati ed irragionevoli, ma non sa assolutamente cosa fare per eliminarli e, spesso, l’intensità dei sintomi, la paura e l’angoscia che ne derivano inducono il soggetto colpito a correre dal proprio medico o al Pronto Soccorso più vicino; le crisi infatti colpiscono l’individuo come un “fulmine a ciel sereno”, all’improvviso, spesso durante lo svolgimento delle normali attività. La durata degli attacchi è generalmente di pochi minuti che però possono sembrare lunghissimi per l’angoscia che procurano. Quando tutto finisce, resta la paura che tutto possa ripetersi: si inizia così ad “aver paura della paura”; è questo il “circolo vizioso del panico” che compromette seriamente la vita a chi ne è colpito.

 

La relazione tra stress e attacchi di panico è molto forte. Il primo attacco di panico si manifesta quasi sempre durante un periodo in cui lo stress è elevato. Possiamo distinguere due tipologie di fattori stressanti:

 

Fattori stressanti psicologici: (ad es. problemi sentimentali, disaccordo con familiari, problemi economici, pressioni sul lavoro).

Fattori stressanti fisici: malattie fisiche, uso di alcolici o di droghe, esaurimento da troppo lavoro, mancanza di sonno, ipoglicemia (basso livello di zuccheri nel sangue). Ricordiamo sempre che crisi di panico si possono manifestare anche in seguito agli effetti di sostanze stimolanti del sistema nervoso centrale (cocaina, amfetamina, caffeina) o all'assunzione di farmaci e anche in conseguenza di patologie organiche.

 

E' importante sapere che il panico raramente si presenta senza fattori scatenanti. Il primo attacco si scatena di solito in presenza di una forte pressione emotiva o quando si è malati fisicamente, o quando si è molto stanchi ed esauriti e si è molto depressi. E' molto raro che il primo attacco di panico si manifesti in chi si sente sicuro e in assenza di fattori stressanti.

Può capitare che l’esordio del disturbo di panico avvenga all’interno di un contesto di cambiamento di vita e in concomitanza con alcuni eventi particolarmente stressanti per l'individuo  (come la morte di un coniuge, il divorzio o la separazione, l'inizio di una nuova attività, il trasferimento in un altra città, il matrimonio ). In questi casi gli attacchi di panico insorgono nei momenti in cui gli abituali stili di vita cambiano radicalmente, segnando un passaggio nella storia dell’individuo, e portando in sé la paura del nuovo.

E’ proprio nelle rinascite dettate dal cambiamento che l’individuo può avvertire la propria fragilità e la paura davanti alla vita poiché  è come se si dovesse fare un grande salto nel vuoto.  Ma spesso questi salti nel vuoto non sono un rischio reale e, se compiuti,  consentono una qualità della vita totalmente diversa. Se ragioniamo in quest’ottica tale l’attacco di panico altro non è che un campanello d’allarme:la nostra mente e il nostro corpo ci stanno avvertendo che c’è qualcosa che va nella nostra vita.

In questo senso possiamo sostenere che gli attacchi di panico sono utili in quanto ci avvertono che c’è qualcosa nel nostro equilibrio emozionale che non va, che è arrivato il tempo di cambiare  e che dobbiamo “agire” sulla nostra vita, prima possibile.  Molte volte il primo passo è il più faticoso poichè consiste nel riconoscere il problema e chiedere aiuto. Per intervenire efficacemente sul disturbo è fondamentale ricorrere ad un aiuto specialistico di uno psicologo o psicoterapeuta che saprà accompagnare la persona verso la risoluzione e la comprensione dell’origine del problema.

Nel trattamento del disturbo di panico la forma di psicoterapia che la ricerca scientifica ha dimostrato essere particolarmente efficace è la "cognitivo-comportamentale”: qui il paziente svolge un ruolo “attivo” nella soluzione del suo problema e, insieme al terapeuta, si concentra sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali.

Uno dei primi obiettivi della terapia cognitivo-comportamentale è quello di aiutare la persona a capire che gli sgradevoli sintomi fisici che prova durante l’attacco di panico sono solo una conseguenza dell’ansia e non sono, dunque, pericolosi: nulla di quello che si teme accadrà veramente. Inoltre, mediante l’apprendimento di tecniche mirate (rilassamento, controllo della respirazione, ecc.), è possibile imparare a fronteggiare le spiacevoli sensazioni fisiche che caratterizzano le crisi. Una fase particolarmente importante è quella in cui il terapeuta guida gradualmente l’individuo ad esporsi alle situazioni temute ed evitate a causa del panico. Si comincerà da quelle più facili, per passare via via a quelle più “paurose”: in questo modo il paziente potrà rendersi conto, direttamente, che esse non costituiscono un pericolo oggettivo per la sua incolumità e conquistare così una vita più serena.

Nei casi più gravi, quando le forze del paziente non sono sufficienti a modificare il proprio atteggiamento (malgrado il sostegno della psicoterapia), il trattamento psicoterapeutico viene integrato (mai sostituito) con quello farmacologico. 

 

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A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa a Roma e curatrice del blog http://psicologoinfamiglia.myblog.it

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