


Fabio Camillacci - La Serie A orfana di Mourinho cambia
volto
L’Inter l’anno scorso ha calato il pokerissimo vincendo il suo
quinto scudetto consecutivo; un dominio che dura da 4 anni
volendo escludere il titolo a tavolino assegnato ai nerazzurri
da “calciopoli”. Un dominio che solo la Roma ha cercato
vanamente di intaccare. Un dominio che potrebbe confermarsi
quest’anno, anche se il club di Moratti per cominciare a
mettersi in regola col fair play finanziario voluto dal
presidente dell’Uefa Platini, non ha praticamente fatto mercato
in entrata. Anzi,ha ceduto il talento Balotelli per fare cassa.
Ci sono però delle varianti rispetto alle scorse stagioni: non
c’è più il fattore Mou, Benitez con tutto il rispetto non è
Mourinho, e poi il livellamento del campionato, o per meglio
dire la grande crescita di tante squadre, pure delle cosiddette
provinciali.
Partiamo dalle grandi.
Il Milan dopo alcuni anni di
austerity e le cessioni eccellenti di Kakà e Shevchenko, è
tornato ad acquistare campioni. Ibrahimovic e Robinho sono tanta
roba. Fino a poco tempo fa si diceva:”Il Milan non si svena più
economicamente, perché Berlusconi da premier e da leader
politico deve dare il buon esempio, soprattutto in tempi di
crisi”. Al contrario adesso molti osservatori politici, alla
luce del cambio di strategia, disegnano questo scenario:
magistrati, Fini, finiani, giornalisti, forse il Cavaliere è
stanco e il ritorno al suo vecchio grande amore, il Milan, è un
indizio. Quale indizio? Berlusconi è consapevole che il suo
governo potrebbe cadere da un momento all’altro, vista l’attuale
instabilità del centrodestra. Allora meglio pensare ad amori e
affetti: infatti, mai come in questi mesi il Presidente del
Consiglio si è dedicato a figli, nipoti e Milan. I rossoneri
sono da scudetto anche se devono lavorare molto sulla fase
difensiva. Per il resto, dovrà essere bravo mister Allegri a
gestire e a ruotare nel migliore dei modi quei fenomeni
dell’attacco. Nel calcio l’equilibrio è fondamentale e questo
assioma esclude aprioristicamente la possibilità di schierare
tutti insieme: Pato, Ibra, Robinho e Ronaldinho. Allegri lo sa e
lo sta dimostrando... Berlusconi permettendo.
Nel lotto delle pretendenti al titolo, la
Juventus. In estate non sono arrivati nomi di grido, ma
gente che ha fame, voglia, velocità, agonismo. Ovvero, tutto
quello che è mancato nella disastrosa stagione scorsa. Aquilani
rappresenta ciò che mancava da anni alla Vecchia Signora: un
regista. L’ex principino romano ha portato fosforo e ritmo,
senza dimenticare che è dotato pure di un buon tiro. Il suo
unico limite è il fisico, i troppi infortuni muscolari e non. E
poi c’è Krasic, l’autentico valore aggiunto. Quando parte,
capelli biondi al vento, ricorda Pavel Nedved. Velocità nel
breve e progressione impressionanti. Segna e fa segnare. Se Del
Neri riuscirà a limitare i danni in difesa, la Juve potrà dire
la sua fino in fondo.
E passiamo alla Roma, vicecampione d’Italia in crisi d’identità,
nonostante sia stata rinforzata con l’attaccante che mancava:
Borriello. Una squadra ad intermittenza. Gioca benissimo per
mezz’ora poi si spegne; ha in mano la partita e rimette in gara
gli avversari in pochi minuti; a tratti entusiasma, a volte
sembra un team di categoria inferiore; vince un match e non si
conferma cadendo puntualmente al successivo. I problemi per
Claudio Ranieri sono tanti, forse troppi; difesa colabrodo e
sterilità nella manovra offensiva. Forse non ha più in mano lo
spogliatoio, forse il gruppo dell’anno scorso si è sfaldato e ci
sono tanti dettagli a confermarlo, tra questi la blanda e
solitaria esultanza dei giocatori dopo un gol. Dove sono finite
le esultanze degli anni passati? Le pacche sulla testa al bomber
di turno da parte di tutti i giocatori,i mucchi selvaggi dopo
reti importanti. Tutto questo nella Roma non si vede più. A
volte nel guardare la Roma si ha l’impressione di veder giocare
una squadra già a fine stagione senza più obiettivi da
raggiungere. Giocatori stanchi, incapaci di reagire alle
avversità. Oltretutto, Ranieri è da tempo andato in confusione
tecnico-tattica senza capire ancora qual è il modulo
adatto:4-4-2, 4-2-3-1, 4-3-1-2, 3-5-2. In questo inizio ha
cambiato in continuazione senza trovare la quadratura del
cerchio. Uniche attenuanti: i troppi infortuni (ricordando però
che la preparazione atletica e i carichi di lavoro sono di
competenza dello staff di Ranieri) e le troppe incertezze sul
fronte societario che possono incidere sulla concentrazione di
calciatori e tecnico. Secondo i soliti ben informati, Ranieri
sarebbe nervoso e distratto perché i nuovi proprietari della AS
Roma non lo riconfermeranno. Su Ranieri aleggerebbe l’ombra di
Marcello Lippi. Ancora lui, il Viareggino. Ricordiamo infatti
che proprio l’ex ct della Nazionale sarebbe stato il regista di
un’operazione poco chiara andata in scena alla Juventus due anni
fa: esonero di Ranieri a 2 giornate dal termine con
qualificazione in Champions League quasi ufficiale, arrivo di
Ciro Ferrara vice-Lippi in azzurro a Germania 2006 quando
l’Italia salì sul tetto del globo. In realtà, prima del disastro
bianconero griffato Ferrara e prima del flop italiano a
Sudafrica 2010, Lippi avrebbe pianificato il tutto per tornare
sulla panchina della Juve, una volta esaurita la sua
esperienza-bis in Nazionale. Ma nel calcio come sappiamo, sia
sul campo che fuori, non si possono fare calcoli, tanta è
l’imprevedibilità di questo sport. Adesso secondo i rumours
capitolini, Lippi starebbe tramando per un altro trappolone a
Ranieri. Ancora un ruolo da regista occulto, manco fosse Licio
Gelli. In realtà stavolta Lippi sarebbe innocente perché è
soltanto nelle grazie di uno papabili gruppi candidati a
rilevare la Roma. Fantacalcio e futuro però interessano poco i
tifosi giallorossi, perché c’è un presente da raddrizzare. Non
c’è dubbio che la Roma ha numeri e tempo per recuperare il
terreno perduto e lottare per lo scudetto (in fondo l’anno
scorso ha sfiorato il tricolore dopo una straordinaria rimonta),
ma gli interpreti giallorossi dovranno mettere da parte i
personalismi e ritrovare l’umiltà e la coesione che li hanno
portati ad un passo dal titolo soltanto pochi mesi fa.
Inter, Milan, Juventus e Roma, le quattro partite con i favori
del pronostico, hanno una sola cosa in comune: finora non hanno
entusiasmato, sono andate avanti tra alti e bassi, chi più, chi
meno.
Questa è una notizia, l’altra è la grande crescita dei club
medio - piccoli. A partire dalla Lazio del vituperato presidente
Lotito, bravo a portare in Italia un campioncino come Hernanes
detto il profeta. Il brasiliano è stato strappato alla
concorrenza grazie ad un’altra astuta mossa di Lotito, cedere
allo sceicco proprietario del Manchester City il sopravvalutato
Kolarov ad un prezzo che solo uno sceicco poteva accettare. Si
sa,i risultati allontanano le critiche e le contestazioni, però
cominciano a essere tanti i tifosi biancocelesti che si stanno
ricredendo sul Presidente anche per la decisione di far volare
un’aquila sullo stadio Olimpico prima di ogni partita casalinga:
quasi un ritorno a quanto accadeva al Colosseo nell’antica Roma.
Sicuramente un modo per riavvicinare la gente allo stadio e alla
Lazio, dopo anni di sofferenze caratterizzati da una
disaffezione dei tifosi sempre più crescente. Un bravo a Edy
Reja, decano dei tecnici in attività. Il 65enne dopo aver
raccolto i cocci lasciati da Ballardini, ha messo su un vaso
robusto con qualche tratto pregiato. Ha creato un gruppo che può
contare sulla regia di Ledesma ed Hernanes, sui guizzi di
Floccari e sul ritrovato Mauri. Rocchi rimane una certezza e poi
c’è sempre un Maurito Zarate che ha le potenzialità per fare la
differenza; l’argentino deve mettere da parte la presunzione e
l’esasperante ricerca del dribbling.
Quadrato, compatto e a volte spumeggiante il Napoli. Walter
Mazzarri non ha una prima punta vera e propria, per questo
deve miscelare al meglio l’estro di Hamsik, gli scatti di
Lavezzi e la capacità realizzativa di Cavani. Quando questi tre
girano, è giostra partenopea. Dopo aver centrato il quarto
posto, la Sampdoria vuole confermarsi e se possibile
migliorarsi. La squadra praticamente è la stessa dell’anno
scorso, nessun rinforzo di lusso per affrontare la possibile
avventura in Champions League, poi naufragata nel preliminare
col Werder Brema; la grande vittoria della società blucerchiata
è stata il resistere, resistere, resistere, alle tante offerte
per i nuovi dioscuri Cassano e Pazzini. Da verificare il
simpatico Mimmo Di Carlo come allenatore. L’ex tecnico del
Chievo fa le prove di maturità: da formazioni in lotta per non
retrocedere, ad un club che avrebbe potuto giocare la Coppa
Campioni. Un po’ il cammino del suo predecessore Delneri.
E dopo gli elogi a Lotito, complimenti pure al vulcanico
Zamparini. Poche cose di ciò che dice si possono condividere, è
un mangia-allenatori, però ha l’occhio lungo, scopre talenti e
costruisce campioni. Toni e Amauri si sono consacrati in
rosanero, Miccoli in Sicilia è rinato. Kjaer scovato e rivenduto
a peso d’oro. Quest’anno le perle sono Ilicic e Pinilla
incastonate in quel diamante che è Pastore. Proprio l’argentino
è il colpo del secolo di Zamparini; Pastore a mio giudizio è
destinato a diventare uno dei più forti giocatori del mondo.
Delio Rossi è un tecnico valido, adepto di Zeman ha pregi e
difetti del maestro: gioca un calcio offensivo, sfrontato e
bello da vedere, trascura la fase difensiva e tiene troppo alti
i 4 del reparto arretrato. Delle squadre finora analizzate,
soltanto la Lazio non disputa le Coppe Europee, e questo è un
aspetto da non trascurare perché sia Champions che Europa League
tolgono energie psico-fisiche ai team.
Tra le candidate ad un posto in Europa c’è anche il
discontinuo Genoa. Ogni anno il patron Preziosi rivoluziona la
squadra: compra e vende a ruota libera mettendo in difficoltà il
suo tecnico Gasperini, a modo suo peraltro zemaniano come Delio
Rossi. Non è facile per Gasperini, amalgamare gruppi sempre
diversi. Sulla carta comunque la rosa è competitiva.
Un po’ sopravvalutata nei pronostici precampionato la Fiorentina
dei Della Valle ,sempre meno propensi a spendere. Il direttore
sportivo Pantaleo Corvino grazie alla rete di osservatori, cerca
di scoprire sempre giovani promesse, che spesso restano tali, si
perdono, fanno flop. Poi ci sono i casi speciali tipo Jovetic,
gran bel giocatore scoperto dai viola. La sua lunga assenza per
infortunio è una tegola troppo pesante per i gigliati,
aspettando Mutu. In mancanza di Jovetic e Mutu, si sta mettendo
in luce un altro gioiellino: Lijaic. La Fiorentina a parte il
mercato estivo di basso profilo deve superare uno scoglio non
piccolo; questa squadra è stata creata e plasmata nel tempo da
Cesare Prandelli che adesso allena la Nazionale. L’addio di
Cesarone è una sorta di stop&go, fine di un ciclo si riparte; il
nuovo motore ha bisogno di tempo per scaldarsi.
Crescita dei Club medio-piccoli della serie A dicevamo; è un
dato di fatto che oggi non esistono partite facili per le
grandi, lo sono solo sulla carta. Non è facile affrontare le
neopromosse Cesena, Brescia e Lecce nelle quali militano
giocatori da seguire: Giaccherini e Schelotto tra i romagnoli,
Eder e Diamanti tra i lombardi, Piatti tra i salentini. Non è
facile aver ragione dell’intramontabile Chievo dei miracoli:
cambiano i tecnici, non il prodotto. Solito mercato intelligente
del duo Campedelli-Sartori; presidente e direttore sportivo
riescono sempre ad allestire una formazione all’altezza del
massimo campionato, senza trascurare il bilancio. Società sana,
ambiente sano e tranquillo sono i veri segreti dei “mussi
volanti”.
Il Bari fa sudare tutti gli avversari col modulo tanto caro a
Ventura e che prevede ritmo alto, ripartenze veloci e massimo
sfruttamento delle fasce. Meccanismi collaudati per i pugliesi
che ormai giocano a memoria. Anno nuovo, Udinese nuova. Resta
aperto il laboratorio della famiglia Pozzo. Consueto
rinnovamento per i bianconeri talent-scout. Ecco perché
Guidolin ci ha messo un po’ a ingranare. E peseranno le cessioni
di D’Agostino e Pepe. Mentre,”el nino Maraviglia” Sanchez può
essere l’arma in più; in fondo, Di Natale dopo tante stagioni
sulla breccia, difficilmente si ripeterà come capocannoniere.
L’ex tecnico dei friulani, Marino, è passato al Parma, sperando
di far rivivere al “Tardini” alcune partite spettacolari mandate
in scena quando allenava Handanovic e compagni.
Sa farsi rispettare anche il Bologna,guidato dal sempreverde
Marco Di Vaio e saltuariamente illuminato dalle giocate di
classe di Gimenez. Certo, l’esonero di Colomba alla vigilia
della prima di campionato ha complicato il cammino rossoblù.
Malesani si alambicca mescolando la tattica; a volte è capace di
passare dal 5-4-1 al 4-2-4 in pochi minuti. A Catania il buon
Giampaolo ha coniato una squadra operaia di classe. Prestanza
fisica in difesa, portatori d’acqua e piedi buoni a centrocampo,
e in attacco le magie del cavaliere “Mascarato” unite al fiuto
del gol di Maxi Lopez.
Il Cagliari: l’anno scorso una stagione bifronte, da Europa la
prima parte, da B la seconda. Un’altra situazione in cui il
cambio in panchina incide, senza nulla togliere all’attuale
tecnico dei sardi, il sergente di ferro Bisoli, detto BisolOne
perché adora Mourinho.
Lo vedete? Alla fine siamo tornati a parlare di Mou. Quanto ci
manca il mago di Setubal; ci mancano le sue conferenze stampa,
quelle dello “zeru tituli”, ci manca il suo essere istrionico in
campo, la sua mimica, gesti plateali, esultanze sfrenate. Senza
Mourinho il calcio italiano è tornato triste e piatto a livello
di comunicazione; il grande comunicatore è venuto in Italia
esordendo con uno storico “non sono un pirla”, ha dettato legge
dentro e fuori dal campo, ha vinto tutto riportando l’Inter sul
tetto più alto d’Europa dopo 45 anni, quasi un’era glaciale, ha
salutato, ha abbracciato i suoi giocatori che lo amano ed è
volato in Spagna a caccia di nuove imprese.
Come fa a non mancare un uomo così? A voi non manca? A me
si,infatti tifo Real Madrid.
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