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Giornata Mondiale della Biodiversità

luglio 1, 2009 6:22 pm Category: Ambiente, Benessere A+ / A-

 

Legambiente e Biodiversity presentano il dossier “Biodiversità a Rischio”. Dalle arance di Catania alle ciliege di Pavia, dalla cernia al chiurliottello, ecco tutte le specie in via di estinzione nel nostro paese.

 

Un’attenta panoramica sullo stato delle specie vegetali, agricole e non, di quelle animali e sui fattori di perdita di varietà delle forme di vita nel mondo.

“Sarebbe grave se non venissero portate avanti tutte le azioni previste nella Carta sulla biodiversità siglata a Siracusa all’ultimo G8Ambiente – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente -.

La Ue ha annunciato che per il 2009 – 2013 i governi dovranno concentrarsi sul tema dei cambiamenti climatici e del loro impatto sulla biodiversità. E’ evidente che per avvicinarsi agli obiettivi del Countdown 2010 è necessario riconfermare e rafforzare l’impegno delle istituzioni europee nei prossimi due anni e anche che siano individuati impegni e vincoli misurabili e concreti”. Countdown 2010 è un’alleanza di governi, Ong e settore privato con l’obiettivo di fare intraprendere a tutti i partner le azioni necessarie per fermare la perdita di biodiversità entro il 2010.

L’Italia ha aderito formalmente a quest’iniziativa nel 2005. “Il contributo di Bioversity International a questa edizione del dossier – spiega Stefano Padulosi, ricercatore di Bioversity International – è volto a sottolineare la necessità di una migliore salvaguardia della biodiversità in agricoltura, risorsa essenziale per garantire all’umanità un futuro libero dall’insicurezza alimentare e nel quale a ciascuno sia data la possibilità di avere accesso a cibo nutriente e sano”.

La FAO stima che, ad oggi, il 75% delle varietà delle colture agrarie siano andate perdute e che i tre quarti dell’alimentazione mondiale dipendano da appena 12 specie vegetali e 5 animali. Se si considera che oltre il 40% della superficie terrestre utile è destinata a uso agricolo, si capisce come la diversità biologica e la sua salvaguardia non possano prescindere dall’agricoltura e dalle produzioni alimentari. L’agricoltura moderna e le nuove tecnologie hanno portato, però, molti agricoltori a utilizzare specie uniformi di piante o animali ad alto rendimento.

La forte perdita di varietà coltivate, detta anche “erosione genetica”, ha provocato anche in Italia a un’estrema semplificazione dei sistemi agricoli, a svantaggio della sostenibilità e della sicurezza dei raccolti. Tale perdita si riflette direttamente nel cibo che mangiamo: delle circa 30.000 specie commestibili in natura, appena 30 sono le colture alimentari che soddisfano il 95% del fabbisogno energetico mondiale e – di esse – frumento, riso e mais forniscono più del 60% delle calorie che consumiamo.

Eppure, secondo l’ultima indagine condotta da Eurobarometro per la Commissione europea sulla percezione dei cittadini europei delle questioni legate alla biodiversità, pochi concordano sul fatto che la sua conservazione sia indispensabile per la produzione di cibo, carburanti e medicine e che una variazione sullo stato attuale possa comportare cambiamenti anche in ambito economico. Per il 35% degli intervistati (25mila cittadini europei con età superiore ai 15 anni di tutti gli Stati membri dell’Unione) la parola biodiversità è addirittura sconosciuta.

Così è anche nel nostro Paese dove la media di chi ignora il termine è assolutamente in linea con quella europea. Agli ultimi posti dell’elenco la Repubblica Ceca e Cipro, con il 78 e l’84 % degli intervistati a cui è necessario spiegare il significato della parola in questione, mentre all’altro capo si piazza l’Austria (10%) seguita da Germania (16%), Belgio (23%) e Francia (25%).

La percezione degli europei è che la scomparsa di diversità sia un problema  grave, ma solo il 19% reputa che la situazione attuale possa avere ripercussioni immediate sulla vita quotidiana. Il 61% vede la salvaguardia della biodiversità come una priorità innanzitutto morale. Vero è che la perdita di biodiversità non deve essere fermata per il solo interesse naturalistico, ma per evitare rischi per la nostra stessa sopravvivenza. Milioni di persone dovranno confrontarsi presto con carestie, scarsità d’acqua e malattie a causa di questa riduzione, avutasi soprattutto negli ultimi decenni per cause antropiche (5 le principali cause riconosciute, oltre ai naturali processi evolutivi: i cambiamenti di uso del suolo, i cambiamenti climatici, l’introduzione di specie aliene, la variazione di concentrazione di anidride carbonica e le deposizioni azotate a cui vanno aggiunte le piogge acide).

L’ultima Red List della IUCN (International Union for Conservation of Nature), il più completo elenco dello stato di conservazione e di rischio delle specie animali e vegetali, rileva purtroppo un aumento della minaccia d’estinzione: contiene 44.838 specie di cui 16.928 a rischio. L’Italia è fra i Paesi più ricchi di biodiversità in Europa, con circa 57.000 specie animali (1/3 di quelle europee) e 5.600 specie floristiche (il 50% di quelle europee), dei quali il 13,5% sono specie endemiche. Vi sono tuttavia minacciate 138 specie, il cui 8% appartiene al regno delle piante e il 92% a quello degli animali. Il tritone sardo (Euproctus platycephalus), l’avvoltoio egiziano (Neophron percnopterus),) il chiurlottello (Numenius tenuirostris), la tartaruga comune, (Caretta caretta), la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), la foca monaca (Monachus monachus), il muflone (Ovis orientali), lo storione (Acipenser sturio), la cernia (Epinephelus marginatus), la razza bavosa (Dipturus batis) sono tra quelli più minacciati.

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