Ambiente
Greenpeace diffonde le mappe - Nucleare instabile
Se dovesse tornare il
nucleare in Italia, sarebbero pochissimi i territori che
potrebbero ospitare una centrale, considerando zone le sismiche,
quelle a rischio alluvioni, quelle a rischio siccità, le coste
in erosione e le città densamente popolate.
Greenpeace, grazie all’analisi di tre
importanti carte tematiche, svela perché lo stivale è
assolutamente inadatto alle centrali nucleari.
Dopo l’approvazione del DDL 1195 che dà sei mesi al governo per
definire i criteri per la localizzazione dei siti nucleari,
Greenpeace diffonde due “carte nucleari” ormai dimenticate: la
carta del CNEN, che era la risultante di varie carte tematiche
elaborate negli anni settanta e l’elaborazione GIS per la
localizzazione del deposito nazionale per le scorie nucleari,
elaborata dalla “task force” ad hoc del 1999-2000.
“Per capire dove potrebbero
finire le nuove centrali nucleari bisogna partire da queste
carte e vedere con quali criteri verranno aggiornate - spiega
Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace - Un criterio è quello
sismico, un altro criterio è quello della vulnerabilità delle
coste per i cambiamenti climatici”.
Un report di Greenpeace “Mappe nucleari per l’Italia” fornisce
una lista di aree a maggiore vulnerabilità climatica. Se questo
criterio verrà adottato, dalla vecchia carta CNEN devono essere
espunte diverse aree costiere e se ci fosse anche l’indicazione
di restringere l’attenzione nelle aree a minore pericolosità
sismica, davvero rimangono pochissimi siti su cui puntare
l’attenzione (nelle province di Vercelli e Pavia, isola di
Pianosa in Toscana, province di Ogliastra, Nuoro e Cagliari).
“Ma anche se la pericolosità sismica non è quella minima,
Montalto di Castro, dove recentemente c’è stata una visita di
tecnici dell’azienda francese EDF, rimane un forte indiziato -
aggiunge Onufrio - sia per la vicinanza al mare in una zona
costiera a minor rischio climatico che per le condizioni della
rete. Ci aspettiamo che la regione Lazio nel suo piano
energetico escluda chiaramente questa possibilità”.
Per le scorie nucleari esiste un’altra mappa di prima
valutazione, elaborata nel 1999-2000 dal gruppo di lavoro ad hoc
costituito all’epoca dalla Conferenza Stato Regioni (e
supportato tecnicamente da ENEA).
  
In questo caso il rischio sismico è
ritenuto meno rilevante (alcune aree sono persino in Abruzzo):
le aree sono presenti in numerose regioni ma si concentrano
particolarmente tra l’Alto Lazio e buona parte della Toscana, le
Murge pugliesi e la Basilicata.
“Continueremo ad opporci a questa sciagurata scelta del governo
e a chiedere ai candidati alle prossime elezioni europee cosa
pensano del ritorno al nucleare in Italia” conclude Onufrio.
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