Ecomafie - Una catena
montuosa di rifiuti
Una catena montuosa di 10 cime con
vette che arrivano fino a 3.100 metri di altezza. E' quanto si
potrebbe ottenere impilando i rifiuti speciali che ogni anno,
dal 1997, scompaiono nel nulla in Italia.
E la cima piu' alta spetta all'Etna
di 'immondizia' pericolosa che si otterrebbe con le 31 milioni
di tonnellate svanite nel 2008. E' quanto emerge dall'edizione
2009 del rapporto Ecomafia di Legambiente, presentato oggi a
Milano, che mette la citta' in guardia per l'Expo 2015, l'evento
''piu' vulnerabile'' alle infiltrazioni mafiose.
Se metodologie e prassi criminali
rimangono invariate nel tempo (falsificazioni di documenti di
identificazione dei rifiuti, di autorizzazioni, di quantita', di
analisi di laboratorio, oltre alla tecnica del 'giro bolla'), il
business delle ecomafie e' invece in continua crescita.
La gestione del ciclo dei rifiuti e
del cemento, del racket degli animali, dell'abusivismo edilizio,
dei furti di opere d'arte o reperti archeologici e delle
infiltrazioni in appalti di opere pubbliche ha fruttato l'anno
scorso 20,5 miliardi di euro (+7,3% rispetto al 2007). Ma sul
fronte delle indagini - 123 inchieste della magistratura nei
sette anni dall'introduzione del delitto di attivita'
organizzata per il traffico illecito di rifiuti - Legambiente
denuncia il rischio ''di un pericoloso passo indietro se verra'
approvato dal parlamento la riforma delle intercettazioni
contenuta nel ddl Alfano''. Nelle 25.766 infrazioni accertate
alle normative ambientali e nei 3.911 reati legati al ciclo dei
rifiuti protagoniste sono, con il 48,1% dei reati in Italia,
Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.
In particolare la Campania si
conferma leader dal 1994. La prima regione del Nord e' invece la
Liguria, all'ottavo posto. Ma anche in Lombardia, decima in
classifica, la situazione e' preoccupante: sono 886 le
infrazioni, 307 i sequestri e 866 i denunciati. E la regione si
conferma ''al centro dei piu' pericolosi traffici illeciti di
rifiuti''. A rischio poi ci sarebbe l'Expo, giudicato ''una
miniera d'oro'' per le organizzazioni criminali e
''vulnerabile'', oggetto di numerosi allarmi lanciati anche dai
magistrati della Dda di Milano.
  
Le cosche infatti si starebbero
preparando a giocare la loro parte grazie alla disponibilita' di
denaro (''che in un momento di crisi potrebbe rivelarsi
determinante'', continua il rapporto) e i ritardi negli
stanziamenti, delle nomine e dei lavori che ''potrebbe portare
gli organi decisionali a prestare meno attenzione su chi avra' i
subappalti''. Il vicepresidente di Legambiente Lombardia Sergio
Cannavo', appoggiato dall'associazione Libera, ha quindi
lanciato la proposta di costituire una task force di controllo
degli appalti e dei flussi di risorse legate all'evento.
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