Boom rinnovabili in Italia
Fotovoltaico, geotermia, mini e
micro-idroelettrico, biomasse e biogas. La loro diffusione in
Italia e' in piena crescita.
Il Gestore dei servizi elettrici (Gse) ha,
infatti, annunciato il superamento dei 700 MW installati. Della
situazione delle rinnovabili in Italia se ne e' parlato
nell'ambito di Greenergy Expo ed Enersolar+ in svolgimento in
questi giorni a Fiera Milano.
I dati sono incoraggianti per tutti i tipi di
fonti rinnovabili. La geotermia, lo sfruttamento del calore del
sottosuolo per produrre energia elettrica, iniziato nel 1913,
oggi fornisce 5,5 miliardi di chilowattora, prodotti in 27
centrali tutte concentrate nella Toscana centromeridionale ma e'
possibile ipotizzare una crescita della produzione fino a 10
miliardi di chilowattora entro il 2020. Il biogas, soprattutto
da rifiuti e attraverso lo sfruttamento di liquami e deiezioni
animali provenienti dalla zootecnia, sta vivendo un notevole
sviluppo.
Basti pensare che, nella
sola Lombardia, esistono 50 impianti funzionanti di questo
genere, con ben 110 richieste in attesa di approvazione. ''Si
tratta di impianti - sottolinea Righini, presidente di Fiper
(Federazione italiana produttori di energia da fonti
rinnovabili) - con taglia fino a un megawatt di potenza, dal
costo ognuno di circa 3-4 milioni di euro, che possono diventare
un vero e proprio investimento se si pensa che, per i
chilowattora prodotti, e' riconosciuto un corrispettivo di 28
centesimi di euro.
Ma il vero problema nella diffusione di questi
impianti e' l'incertezza normativa, per cui qui in Italia
facciamo ogni volta due passi avanti e uno indietro''. Grandi
prospettive anche per l'idroelettrico, una tra le prime fonti
rinnovabili sfruttate in Italia. Nell'alveo del Po, il piu'
grande fiume italiano, sono in funzione circa 890 impianti con
una taglia media di oltre 500 kW. Per le piccole centrali c'e'
ancora margine di sviluppo. Mentre il microidroelettrico puo'
trovare spazio su corsi minori soprattutto dove esistano gia'
opere di captazione o traverse esistente, in modo da sfruttare i
salti d'acqua che garantiscono la produzione di energia senza
modificare ulteriormente l'ambiente.
Un grosso problema, segnalato da tutte le
associazioni di categoria, che dovra' essere affrontato con il
governo, e' il problema dei ritardi negli allacciamenti, che
provocano seri danni economici ai privati e alle aziende che
decidono di installare impianti per produrre elettricita' dal
sole, oltre al problema della revisione delle tariffe
incentivanti e le linee guida per l'installazione dei sistemi
fotovoltaici. La connessione alla rete e' governata da un
regolamento stabilito dall'Autorita' per l'Energia, che
definisce tempi molto precisi.
In caso di inadempienza, da parte di chi deve
garantire gli allacciamenti degli impianti alla rete, e' pero'
prevista una penale di 20 euro per ogni giorno di ritardo. ''Si
tratta di una presa in giro - ha detto Gianni Chianetta,
presidente di Assosolare e chairman del convegno - perche' la
penale andrebbe calcolata in proporzione ai danni subiti dagli
utenti per la mancata produzione e non sulla base di una tariffa
irrisoria. Solo con questo criterio di proporzionalita' rispetto
al danno arrecato si puo' ipotizzare che il sistema delle
connessioni alla rete venga ripensato in maniera piu' congrua''.
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